Roberto Lacchini ci ha inviato il seguente intervento che pubblichiamo volentieri
In chiave liberaldemocratica, il merito è l’unico vero ascensore sociale. Ma attenzione: da solo non produce automaticamente valore pubblico. Il sapere, per contare davvero, deve tradursi in saper fare, in risultati concreti, visibili, condivisi. E chi guida, chi ha responsabilità, non può fermarsi al comando. Il leader, a differenza del semplice dirigente, è colui che sa essere, cioè sa comportarsi in modo coerente, virtuoso, capace di ispirare. Non basta saper decidere: bisogna conoscere le persone, riconoscerne i limiti e i talenti, costruire fiducia e lavoro di squadra.
Oggi, le sfide sono troppo complesse per essere affrontate da soli. Il vero valore pubblico nasce dal merito, sì, ma quando si unisce a responsabilità condivisa, empatia e capacità di generare comunità attiva. Questo è il cuore di una leadership liberale, democratica e Repubblicana. Come ricordava Giuseppe Mazzini, “educare è fondare”: il merito non può essere disgiunto dalla formazione morale, civile e sociale dell’individuo. Non basta saper eccellere, bisogna orientare l’eccellenza al bene comune e se a questo non riesci stai da parte lascia il passo alla maestria vera. Il merito, quindi, non è solo una scala personale, ma un dovere verso la collettività.
Solo così diventa leva di emancipazione e strumento per una democrazia viva, partecipata, fondata sulla responsabilità e sulla libertà. In questo senso, il merito è davvero Repubblicano: perché mette in moto energie, ma le indirizza verso un progetto comune, in cui ciascuno vale non solo per ciò che sa, ma per ciò che fa e per ”perché” lo fa. Le sfide di oggi sono troppo complesse per essere affrontate da soli o con l’improvvisazione. L’esperienza di governo del Movimento 5 Stelle, oggi campo largo, ha mostrato chiaramente i limiti di una politica senza maestria, senza visione, dove la retorica dell’onestà ha spesso mascherato l’assenza di competenza. L’onestà è una precondizione, ma non basta se manca la capacità di costruire, gestire, innovare. L’inefficienza non è neutra: costa tempo, risorse, fiducia. In breve: il merito diventa privilegio individuale o sterile competizione. Al contrario, se unito all’etica pubblica, il merito diventa strumento di emancipazione, leva per una democrazia viva, partecipata, fondata sulla libertà responsabile. Il merito è davvero repubblicano quando serve non solo a salire, ma a sollevare anche gli altri, costruendo un progetto collettivo. Una Repubblica che riconosce il valore del singolo, ma che lo misura sulla sua capacità di contribuire al bene di tutti. Questo è il cuore di una leadership liberale, democratica e profondamente umana.







