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Let’s Make America Great Again

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
17 Febbraio 2026
in L'editoriale
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Lo slogan “Let’s Make America Great Again” fu lanciato da Ronald Reagan nella campagna presidenziale del 1980 quando surclassò Jimmy Carter di otto milioni di voti. La presidenza Carter fu il più grande disastro della storia americana dal momento che venne meno un pilastro della politica medio orientale come l’Iran sconvolgendo gli equilibri ottenuti da Nixon nell’area e dopo solo quattro anni. Reagan vinse le elezioni sulla promessa di far tornare grande l’America, ed ll movimento Maga iniziò allora. Movimento che ebbe però come pupillo anche Bill Clinton. Clinton superò di molto persino le ambizioni di Reagan, presentando gli Stati Uniti d’America come “Sceriffo del mondo”, All’epoca, l’Italia dei governi Amato prima e D’Alema poi, seguì volentieri la presidenza Clinton, in Somalia, come bombardando Belgrado. Forse qualcuno l’avrà pure pensato, ma a memoria, non ricordiamo nessuno accusare Amato di servilismo verso gli Stati Uniti e D’Alema di violare l’articolo 11 della Costituzione.

Reagan venne contestato molto duramente in tutta Europa. La sua politica economica liberista metteva a rischio i diritti acquisiti, riduceva le tasse, schierò i missili. Fu merito di un governo Craxi con un ministro della Difesa Spadolini se schierando anche in Italia i missili Pershing e Cruise, l’Unione sovietica ritirò i suoi SS 20. Mosca fu subito consapevole della netta inferiorità in cui si trovava di fronte all’arsenale occidentale. Eppure in quell’occasione si svolsero manifestazioni contro i guerrafondai americani e i loro sudditi.

E’ vero che Reagan era contro i dazi che Trump, all”epoca simpatizzante del partito democratico, sosteneva. Ma negli anni ottanta del secolo scorso la Cina ancora non aveva intrapreso il nuovo corso che l’avrebbe portata ad invadere i mercati con i suoi prodotti a basso costo. Nel 1983 la Cina aveva appena concluso il processo alla vedova di Mao e alla banda dei quattro. Anche il protezionismo aveva un significato molto diverso, Carter lo concepiva come a difesa dei consumatori e non della classe operaia come fece successivamente Benny Sanders.

Il “Let’s Make America Greath Again” di Reagan, passando per la presidenza Clinton, arrivò sino a George W Bush e rifluisce solo con Obama. Obama ritiene che la presidenza Bush abbia portato al degrado del prestigio americano nel mondo e dimenticando la crisi delle Torri Gemelle, inaugura una politica della mano tesa. Questa mano tesa ad Obama non gliela strinse nessuno. Nemmeno gli iraniani, i principali beneficiari dalla guerra all’Iraq. Tanto che bisognerebbe chiedersi se la decisione di fare guerra all’Iraq non avesse un remoto desiderio di riconciliarsi con l’Iran. Obama provò l’accordo con il nucleare. A momenti gli ayatollah si ritrovarono in mano l’atomica. Obama ha anche cercato la distensione con la Russia, lasciando a Putin la Crimea. Quello si convinse di avere via libera a riprendersi tutto l’ex blocco di Varsavia. Da notare in tutto questo, che il principale avversario di Obama, non fu Putin, o Khamenei. Fu Angela Merkel che perseverando nella sua linea di politica economica del rigore si scontrava con quella espansiva della Casa Bianca. I primi dazi all’Europa, dopo molti anni, li rimetterà Obama e li confermerà Biden. Trump in verità sta negoziando quelli che già esistono e ne minaccia di ulteriori. Si scaglia con furia contro i suoi predecessori, temendo che ci si accorga di quanto gli assomiglino. Necessariamente, l’amministrazione americana mantiene delle forme di continuità da una presidenza all’altra.

In pochi mesi Trump è riuscito a farsi detestare in Europa quasi quanto Nixon, senza avere in tasca i risultati ottenuti da Nixon. D’altra parte, Trump, del movimento maga, rappresenta l’ala non politica e questo è il motivo per cui si fa tanta difficoltà a capirlo. Sia chiaro, non perché noi europei, non siamo capaci, ma perché è lui che è incontrollabile. Quale possa essere il giudizio su Trump, se come oramai leggiamo ogni giorno è la sua presidenza il principale problema europeo, è lui che mette in crisi i valori della nostra società e che viola il diritto internazionale, adesso vorrebbe persino strappare Gaza ai terroristi per farne una nuova Las Vegas, benissimo. Non c’è bisogno di preoccuparsi d’altro, abbiamo fatto la nostra scelta. La pensiamo uguale a russi, iraniani e cinesi, i nostri nuovi alleati.

Pubblico dominio.

Tags: ClintionReagan
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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