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L’onda nera che arretra

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
30 Giugno 2024
in L'editoriale
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A sentire il parere di illustri opinionisti, in Europa sembrerebbe avanzata un’onda nera tale che i vecchi partiti popolari, socialisti e liberali fondatori, sarebbero oramai assediati in una cittadella prossima ad essere sommersa. Un nostro esimio collega ha persino detto che Bruxelles che si spartisce le cariche, ricorda il pentapartito prima di venire travolto nel 1994. Se in questo modo si vuole consolare la frustrazione del presidente del Consiglio esclusa da tutti i tavoli, rivendicando il suo formidabile successo elettorale, possiamo capire facilmente che un minimo di piaggeria da parte della stampa, è inevitabile. Tali sono le botte prese dal governo in carica, che qualcuno può essere indotto alla tenerezza.

Altra questione la storia dell’onda nera in Europa, a cominciare dall’ Italia, quella è indietreggiata rispetto al 2019. In quell’anno la Lega ebbe il 34,3 per cento dei consensi contro l’8,9 di questa tornata e anche se Fratelli d’Italia è balzato al 28 e sette dal 6,4 che aveva, non è sufficiente a colmare il gap. Aggiungi loro anche il voto di Forza Italia, che pure non dovrebbe essere tecnicamente sommabile, e si scopre che il governo di oggi nel 2019 aveva il 49,5 per cento dei consensi, contro il 47 appena contato. La destra in Italia ha perso, per questo la Schlein balla tutti i weekend con la comunità Lgbt, se lo può permettere. I liberali che sono stati derisi e che il presidente del Consiglio ritiene di di aver superato in Europa con il suo gruppo, in verità rispetto a 5 anni fa in Italia sono raddoppiati dato che la lista di +Europa nel 2019 si fermò al 3 per cento, risultato superato oggi con Renzi a cui va aggiunto quello della lista di Calenda. Trascuriamo il fatto che l’astensione è stata più alta e che in termini di voti il divario è persino più ampio.

Dove avrebbe vinto allora questa destra montante, perché in Germania Afd è al 15 per cento sopra il partito socialista, ma 15 punti sotto il partito popolare e Afd ha già fatto sapere di “non voler diventare meloniana”, per cui l’onorevole Meloni non può nemmeno annoverare il successo tedesco, come non può altrettanto contare su quello francese, l’unico davvero rilevante dal momento che la Le Pen sta in un altro gruppo. Che poi si ricompongano Afd e Le Pen è questione da valutare. Le Pen ha tanti difetti, non le nostalgie fasciste che pervadono Afd. Il movimento lepenista nasce sulla guerra d’Algeria, non nella difesa del bunker di Berlino.

Il leader liberale olandese Rutte ha detto che in verità in un’Europa antifascista pochi paesi hanno voglia di dialogare con i conservatori e riformatori dell’onorevole Meloni che sbaglia a prendersela con le inchieste giornalistiche. Per essere screditata in Europa basta aver riesposto la fiamma tricolore dell’onorevole Almirante, il quale riteneva appunto il termine “antifascista” un insulto. In Spagna un insulto è essere chiamato “franchista”, visto che il partito alleato dell’onorevole Meloni è fermo all’8 per cento. Socialisti e popolari insieme rappresentano quasi il sessanta. L’altro grande amico dell’onorevole Meloni, Orban, in verità non ha nessuna intenzione di aderire ai conservatori e riformisti e non perché gli si richiede di sostenere gli aiuti all’Ucraina ma perché accusa un movimento rumeno che vi partecipa di razzismo nei confronti dell’Ungheria. Vecchie beghe di confine, tanto per ricordare che Orban, l’uomo nero dell’Ue, in verità è un ex komsomol, cresciuto nel partito comunista ungherese depurato dalle purghe staliniane. Un compagno insomma.

Perché l’onorevole Meloni abbia le cariche che vorrebbe, le servirebbe un’onda rossobruna, quella nera è già stata respinta. Giusto qualche osservatore compiacente può darle ragione, per non dire di coloro che invece aspettano proprio che vada a sbattere e la incitano a continuare sulla linea della fermezza, dell’ostentare una sola faccia in Europa ed in Italia, molto più facile da spiaccicare contro il muro delle istituzioni e delle regole democratiche esistenti. Ci sarà stato pure un motivo se Almirante insisteva tanto per un’alternativa di sistema e pure indossava il doppio petto.

galleria della presidenza del Consiglio dei ministri

Tags: Orban. Adf
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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