Quando il professor Galli della Loggia scrisse sul Corriere della Sera che Trump assomigliava ad Hitler e Zelensky, ancora non abbiamo capito perché, a Schuschnigg, che pure venne ricevuto sull’Obersalzberg e trattato con i guanti bianchi, timidamente osservammo che la rissa avvenuta era propria di due alleati. Mai ci fosse stata la presa diretta degli incontri fra Roosevelt e Churchill, quelli davvero furono burrascosi, nessuno se ne sarebbe accorto. Piuttosto la rissa vera, passata del tutto in cavalleria, fu fra Biden e Zelensky, al momento della controffensiva ucraina. Il congresso americano bloccò gli aiuti per quasi otto mesi e nel momento più delicato della guerra. Quando lo fece con il Vietnam, venne giù Saigon. Incredibile che l’Ucraina sia rimasta in piedi. Trump, a parte che non ha invaso nessuno, nemmeno la Groenlandia, è stato il primo presidente ad armare Zelensky. Obama aveva lasciato che Putin si prendesse la Crimea e Biden gli aveva consigliato di fuggire. Tanto per la ricostruzione storiografica.
Poi abbiamo spesso ricordato, scusate la pedanteria, che la posizione americana è molto complessa. Bush propose l’adesione dell’Ucraina alla Nato nel 2008, una fuga in avanti, che nessun paese europeo intendeva assecondare, figurarsi l’amministrazione statunitense. Influenzata dalla eredità di Yalta, all’America interessa poco o nulla dell’Ucraina. Se la Russia si prendesse con la Crimea, l’intero Donbass e fosse contenta, l’America non avrebbe niente da eccepire. Questa era la proposta democratica per la soluzione del conflitto e sarebbe anche la stessa di Trump, non fosse che la Russia oramai ha tirato troppo la corda. Più di un milione di morti, secondo le stime approssimative del conflitto. Anche se non si tratta di palestinesi, sono per sempre vite umane.
Con grande fastidio abbiamo assistito ai salamelecchi di Trump verso Putin in Alaska e pure non ne siamo rimasti impressionati più di tanto. Trump faceva tutto il possibile per agevolare una soluzione diplomatica. Sono un amico di Putin, non di Zlensky, gli stendo il tappeto rosso davanti. Se è l’amico di Putin ad ammettere che trattare è impossibile, il rilievo è maggiore rispetto alla valutazione di chi, come noi, Putin lo detesta solo a guardarlo. Ed ecco dove si è arrivati, Trump consiglia gli europei di abbattere i jet russi che sorvolano il loro spazio aereo, senza preoccuparsi.
Il vecchio Kissinger, nelle sue memorie alla Casa Bianca, scrive che i russi erano sempre pronti ad intimidirti e che ancora più lesti lo erano nel retrocedere appena ti facevi avanti. Ovviamente si riferiva all’Unione sovietica, dove il gruppo dirigente, per quanto composto da zelanti burocrati, aveva qualità strategiche superiori a quelle mostrate dalla cricca di Putin. L’Urss entrava in Ungheria, o in Cecoslovacchia, e le prendeva in tre giorni. Mica restava con le truppe al fronte per tre anni. Solo l’arrendevolezza europea ha fatto di Putin una tigre che pure Trump, forse Kissinger lo conosce meglio di altri, ha definito “di carta”. Il Cremlino si è molto irritato dello sberleffo e Peskov ha subito detto che la Russia è un orso. A contare le bombe che oramai le cadono sulle sue raffinerie, ai mezzi saltati per aria, alle linee aeree che cancellano i voli, ai furti del burro nei supermercati, al razionamento della benzina, alla penosa richiesta di aiuti ai nordcoreani, Kim jong il lamenta che manco sia stato pagato il giusto, si può aggiungere, che se davvero è un orso, è di pezza.
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