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L’ultimo assalto

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
18 Novembre 2025
in L'editoriale
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La politica di distensione fra Stati Uniti e Unione sovietica che portò ai primi trattati di non prolificazione del nucleare alla fine degli anni sessanta del secolo scorso, nemmeno prevedeva l’ipotesi di un conflitto diretto est ovest. Il problema principale era limitare le possibilità di un attacco atomico sovietico alla Cina comunista e la reazione americana. Breznev, che pure aveva appena invaso la Cecoslovacchia e schierato i carri armati nel centro di Praga, veniva ricevuto alla Casa Bianca dove gli si regalava i suoi amati cappelli alla texana.

Da allora la linea diplomatica fra Washington e Mosca, nonostante alti e bassi, non si è mai interrotta se non con la presidenza Biden, che pure aveva la stessa posizione sull’Ucraina di Obama e di Trump, e cioè che l’America non sarebbe entrata in guerra con la Russia per la Crimea o il Donbass. Piuttosto si eviti che i russi arrivino a Kyiv come arrivarono a Budapest, se gli ucraini non li vogliono fra i piedi. Semmai la presidenza statunitense cerca di convincere Zelensky a lasciare le roccaforti. Infatti Biden, quando il presidente ucraino tentò la controffensiva, aveva il Congresso che gli fermava gli aiuti e fino al dicembre dell’anno scorso non consentiva nemmeno di colpire la Russia in profondità.

Poiché l’Ucraina è stata già fregata una volta da Putin che nel 2002 le assicurava piena autonomia ed indipendenza e al momento non vede nessuna prospettiva di adesione alla Nato, Zelensky non capisce come possa rinunciare a qualcosa che detiene ancora saldamente. In tre anni i russi manco hanno preso Prokovsk e solo ora che c’è stata questa specie di rocambolesco cedimento del fronte, gli americani staranno cercando di convincere gli ucraini a lasciar perdere, di concedere l’oblast di Prokovsk e qualcos’altro a Putin. Questo lo aiuterebbe a rendergli meno amara la pillola, vantare un successo da una catastrofe e se non di far finire la guerra, almeno cessare il fuoco.

Che gli ucraini accettino, hanno già contrattaccato, o che i russi possano davvero fermarsi, è un altro paio di maniche. Ucraini e russi hanno l’acqua alla gola. Le risorse sono ai limiti ed in queste ore è iniziata la corsa a chi riesce ad infliggere prima un colpo presumibilmente decisivo perché l’avversario getti la spugna. Più probabile che entrambi torreggino, uno fronte all’altro, barcollanti. L’Ucraina continua a bombardare depositi d’armi e raffinerie petrolifere, mentre Putin ha finito i carri, ne perde più di quanti ne costruisce e i suoi soldati attaccano in motocicletta. Anche i nord coreani sono stufi di inviargli soldati e bombe e i cinesi se la ridono alla grandissima.

Italia e Francia hanno, più o meno all’unisono, offerto di continuare il loro sostegno all’Ucraina. L’attacco di Putin all’Ucraina è un attacco a noi europei, non agli americani che più o meno appena sanno dove stia Odessa. Quello che non si vede né da parte della Francia, né da parte dell’Italia, è una qualche strategia per far finire una guerra che sta per entrare nel quarto anno. quanto la seconda mondiale. Rapporti con i russi, per una qualche trattativa, ammesso che fosse possibile per loro quello che non lo è per Trump, Francia ed Italia non ne hanno. Soprattutto il loro supporto non è esaustivo per difendere l’Ucraina, figurarsi per farla vincere. Questo lo ha capito Orban quando dice che così l’Europa si impiccherà, anche perché l’Ucraina, nemmeno fa parte dell’Unione e Salvini di suo aggiunge che a Kyiv c’è pure un governo che lucra con la guerra. La corruzione non è solo un problema morale, è soprattutto un problema militare, dal momento che i tuoi aiuti vengono sprecati in arredi personali.

Gli Stati europei devono iniziare necessariamente a pensare a qualcosa di diverso e di più risolutivo. Schierare le truppe, bombardare Mosca, uccidere Putin, quello che preferiscono. Altrimenti, con grande soddisfazione di Orban e Salvini dovranno mollare la presa. Nel frattempo restano semplicemente un passo dietro gli americani che nemmeno riescono a cavare un ragno da un buco. Solo che all’America, di chi comanda in Ucraina, non importa assolutamente niente. Le importa invece che Putin non controlli più il governo siriano insieme agli ayatollah. Questo è un successo americano e di Israele. L’Europa nessuno capisce cosa stia facendo. Ha aumentato la produzione industriale. Notevole.

dominio pubblico

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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