L’unico elemento positivo raggiunto sicuramente dal governo, il record di stabilità, è contraddetto dalle due riforme cardine che vorrebbe portare avanti il presidente del consiglio, quella elettorale e quella del premierato. Non si capisce per quale ragione un governo dimostratosi stabilissimo debba modificare il sistema che gli ha consentito di durare tanto a lungo. Senza contare che premio di maggioranza e premierato, elementi tipici del sistema britannico, hanno proprio in questi ultimi quattro anni visto cinque governi diversi in Inghilterra. Sarebbe a dir poco paradossale se un governo che festeggia la sua incredibile longevità, la compromettesse con due riforme improvvisate e abborracciate come quelle a cui sta lavorando.
Vero che il governo può sempre sventolare i dati Istat pubblicati il primo settembre scorso. Il tasso di disoccupazione scende al 5,8% (-0,1 punti su base mensile), confermando la tendenza in atto. Più difficile da credersi, un rallentamento dell’inflazione sotto il 3 per cento della media nazionale, e un leggero incremento del prodotto interno lordo. Tanto deve essere bastato al ministro dell’Economia Giorgetti per trovare coraggio e dire che il nostro debito pubblico che pure è aumentato, è sostenibile e comunque non superiore a quello di altri paesi europei. A questo punto, perché non rassicurare gli italiani sul prezzo della benzina. Il costo alla pompa è tale da far ritornare il calesse, ma è principalmente frutto di speculazione e destinato a sgonfiarsi. Disgraziatamente, questa bella architettura viene stravolta dalle bollette energetiche. Appena i cittadini aprono le buste della cassetta delle lettere, viene loro un colpo. Meno male che lo spread è quasi dimezzato. Serve un mutuo per saldarle.
Né si può dire che le difficoltà siano colpa dei costi della guerra in Ucraina. Gli italiani hanno speso finora cinquanta euro a testa in cinque anni per sostenere Zelensky e sono i russi senza benzina ai distributori, non gli europei. Piuttosto, c’è un dato che l’Istat non monitorizza e il governo nemmeno sa che esiste, la competitività. L’Italia è al settantesimo posto su 140 paesi al mondo, una catastrofe confermata dall’aumento della disoccupazione giovanile. Servirebbe un piano industriale, uno tecnologico, uno sull’intelligenza artificiale. Il governo ha delegato il tutto ad un ministro convinto che factory traduca fattoria.
Bazzecole di nessun conto di fronte ad una festa i cui convitati sono di pietra. Taiani pensa che la Russia sia ad un passo dall’attaccare l’Europa e Salvini lo accusa di ansia russofoba. Povera Meloni. Costretta a brindare con i suoi due vice primi ministri che solo insieme prenderebbero più voti di Vannacci, e ancora va bene. Vannacci è quello che vuole l’alleanza con Putin, non con Zelensky. Imbarcalo e salta definitivamente anche la politica estera, che in realtà sarebbe già saltata per la lite con Trump. Si salva giusto la faccia di bronzo del governo. Dopo la sospensione di Schengen, per un’area dove Schengen non è ricompresa, è stata davvero straordinaria. Un brindisi se lo merita.
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