Per quanto sia pregevole che il Corriere della Sera abbia dedicato una intera lezione alla filosofia di Nietzsche del professor Maurizio Ferraris, domenica scorsa, Nietzsche detestava la cultura trattata dai giornali. A dire il vero, la sola esibizione culturale per Nietzsche era un problema. Quando Wagner volle costruire un teatro apposito per far rappresentare la sua opera, Nietzsche scrisse che in questo modo si mortificavano i tedeschi. Questi avrebbero avuto un solo sito per la musica wagneriana che pure desideravano ascoltare in ogni città. Qualcosa del genere Nietzsche lo pensava anche sulla filosofia di Schopenhauer. Possibile che l’unico filosofo tedesco dell’epoca si fosse speso interamente nel sostenere la sua dottrina di persona?
Ricostruire il pensiero di Nietzsche a mezzo stampa è un compito improbo, non se ne può discutere gli aspetti più complessi. In compenso la stampa potrebbe staccarsi dagli stereotipi fin troppo comuni in circolazione anche nelle università. Intanto Nietzsche non è tedesco, Nietzsche è un polacco di adozione tedesca e cosa peggiore per un polacco, è pure di fede protestante. Da notare che nessuno che lo incontri lo scambia per tedesco. A Torino, lo chiamano il professore polacco. Vive ramingo fuori dalla Germania fin dal 1869, quando ottiene la cattedra a Basilea ed anche se deve amare la sua patria adottiva tanto da arruolarsi nella guerra franco prussiana, dopo quel momento non vi metterà più piede. In viaggio tra la Svizzera e l’Italia, non è un baby pensionato, è un malato in cerca di cure.
Ora tutti più o meno conoscono aspetti della sua filosofia di cui si parla sempre. Il super uomo, la volontà di potenza, l’eterno ritorno. Mai nessuno che ricordi il suo breve Appello ai tedeschi, scritto intorno al 1873. I tedeschi per Nietzsche devono essere meno tedeschi. La Germania guglielmina appare a Nietzsche terribilmente filistea e mediocre, indegna della sua capacità di pensiero. Prova il sospetto che il famoso popolo di pensatori, abbia esaurito tutte le sue capacità. O peggio che abbia barattato questa capacità, formidabile al tempo di Goethe e Schiller, con la presunzione. La narrazione su Nietzsche trascura poi sempre il suo europeismo culturale che è illuministico, non romantico. Nietzsche traccia una costellazione intellettuale che include Dante, Shakespeare e Stendhal.. Nella musica preferisce Bizet a Wagner. Schopenhauer? Poveretto, non supera Rousseau. Un politico da indicare al genere umano? Mazzini che attraversa in carrozza febbricitante le alpi.
Un aspetto che meriterebbe sempre di essere ricordato di Nietzsche, è l’incredibile manipolazione dei suoi scritti. Elisabeth Nietzsche Forster, sposata ad uno squilibrato suprematista ariano, andò incontro ai più riposti desideri di Hitler, che Nietzsche non l’aveva mai letto. Il Fuhrer si farà fotografare accanto al busto di Nietzsche, ma non è Hitler ad ammirare Nietzsche, è Elisabeth ad ammirare il nazional socialismo di cui il marito era un precursore. Non fosse bastata la manipolazione dei testi, c’è la mistificazione degli studiosi. Il più grande filosofo del Terzo Reich, Heidegger si concentra su un Nietzsche trasfigurato nell’opera d’arte. Anche questo per compiacere Hitler che si considerava per l’appunto un artista. Dalla parte opposta c’era Gyorgy Lukàcs, per cui tutto ciò che non è marxista è destinato a distruggere la ragione e quindi va distrutto a sua volta.
Grazie a dio l’opera di Giorgio Colli e Mazzino Montinari ristabilisce l’integrità autentica e storica dei testi e consente per lo meno di farsene un’idea compiuta. Poi abbiamo il più grande conoscitore di Nietzsche del suo tempo, Thomas Mann. Mann lo legge prima che sulla Germania e l’Europa si abbatta il nazionalsocialismo. Vero che Mann si distacca dal suo maestro e non perché lo accusi di nazionalismo e baggianate simili. Mann vede in Nietzsche nonostante il suo culto dionisiaco, un abbandono alla malattia che ha più dell’apollineo. La questione Nietzsche non è dio è morto, ma che piuttosto l’essere umano non riesce a prendersi cura di se stesso. Il Nietzsche di Mann è l’artista semi cieco che gira nella nebbia con occhiali scuri, per vivere in un mondo di ombre. Quando Goethe voleva più luce, Nietzsche si trova a suo agio nell’oscurità. Questo appariva alla plastica estetica manniana, che pure da Nietzsche aveva preso tutto, assolutamente insopportabile e forse, perché no, ad ogni effetto pericoloso. Se non vedi e vai in giro lo stesso, finisci con l’andare a sbattere.
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