Secondo il Finantial Times durante i colloqui della scorsa settimana a Pechino, il presidente cinese Xi Jinping avrebbe detto al presidente americano Donald Trump che il leader russo Vladimir Putin potrebbe in futuro pentirsi dell’invasione dell’Ucraina. Sarebbe la prima volta che Pechino farebbe trasparire un commento sulla guerra in Ucraina e lo farebbe mentre mezza stampa mondiale scrive che prima di Taiwan la Cina si impossesserà della Siberia.
Il disastro compiuto è oramai evidente agli stessi componenti della cricca del Cremlino, costretti persino a una parata del 9 maggio da potenza interregionale. E si capisce. Neanche sei giorni dopo Mosca è stata colpita dai droni ucraini. Quando Putin iniziò l’invasione in Ucraina, l’esercito di quel paese si addestrava con fucili di cartone. Quattro anni dopo ha sviluppato una capacità di colpire in profondità la Russia, oltre i settecento chilometri di distanza. Non bruciano solo i palazzi di Mosca, bruciano depositi, raffinerie, aeroporti in tutto il paese.
Se il potere russo non fosse stato centralizzato da una associazione militare mafiosa che ha caratterizzato l’ascesa di Putin consolidandone la permanenza, attraverso omicidi di oppositori di tutte le specie, da tempo a Mosca sarebbe già stato fatto un colpo di Stato. Ci provò Progozhin che comprese dopo solo un anno del clamoroso fallimento dell’impresa. Disgraziatamente, se non è riuscito Prigozhin, il capo della Wagner, il miglior stratega di Putin chiamato per l’appunto a risollevare le sorti del conflitto in Ucraina e convintosi che bisognava liberarsi di chi era al comando, ecco che nessuno in Russia riuscirà a rovesciare il governo. Questo è in effetti un capolavoro compiuto da Putin. Qualunque disastro commetta, talmente è stata abbrutita la società russa, che questa non è in condizione di ribellarsi.
Il che significa che la Russia sarà distrutta con lui, pezzo a pezzo. L’Ucraina che resiste, la Georgia che si stacca, l’Azerbaijan che già lo è, l’Armenia, che è stata appena minacciata. La Cina che si diverte. Quando Mao ricevette Nixon, la Cina era completamente succube di Mosca, tanto che era quasi impossibile immaginare una sua ascesa a potenza mondiale. Oggi Xi che riceve Trump guarda la Russia da un’altezza siderale. Questa non è data dalla tecnologia, dalle risorse energetiche o finanziarie, e nemmeno dal numero dalle testate atomiche. La supremazia della Cina è data dall’intelligenza della sua classe dirigente. Il giorno che dovessero invadere il Taiwan, lo faranno quando sono certi di chiudere l’eventuale conflitto in una giornata. Altrimenti si regolano sulle proprie possibilità. Queste in effetti, grazie alla follia di Putin sono aumentate considerevolmente, già in Iran. Era la Russia ad aver promesso di difendere gli ayatollah, come aveva promesso di difendere Assad e Maduro. Adesso è la Cina che può svolgere una funzione mediatrice con gli Stati Uniti d’America, persino nell’interesse di Putin che arriverà a Pechino come un cane bastonato.
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