L’importante nella vita è andare da qualche parte e arrivare in India, anche se nessuno se l’aspettava, è cosa degna di grande considerazione. L’India come economia ha superato il Giappone e bisognerebbe congratularsi con un governo che ratifica nuovi trattati commercial e allarga i suoi orizzonti. Tecnologicamente l’India è già più avanti di noi. I difetti, invece, sono quasi gli stessi. L’India soffre un ritardo militare significativo, soprattutto in confronto al Pakistan e dipende energeticamente dall’Iran e dalla Russia. Peggio di noi, la corruzione e la miseria. Mal comune mezzo gaudio.
Anche l’India sarà pur contenta della ottimizzazione dei rapporti con l’Italia dopo la triste vicenda dei due marò. Piuttosto non c’è bisogno di gettare un qualche ponte verso l’Europa. Le relazioni indiane con la Commissione europea e Von der Layer sono eccellenti. L’Italia non avrà un rapporto speciale, rientra nella norma. Al limite si può notare che Meloni arriva in India, o l’India arriva in Italia, se si preferisce, quando proprio serviva migliorare le relazioni con l’America, che sono ai minimi. Lo stesso baricentro dell’India è completamente spostato verso oriente e di conseguenza anche l’Italia si allontana dall’Atlantico.
Sarà sicuramente un caso, mentre l’onorevole Meloni ammirava le indie, il partito democratico era riunito in un seminario della Fondazione dem di Gianni Cuperlo, per migliorare i rapporti con gli Stati Uniti d’America. Trump è sempre un mostro, ma da capire. E visto che Trump anche se perde le elezioni del mid term, resta in sella altri due anni, vai a sapere che il Pd, non possa presentarsi come un interlocutore più affidabile per Washington, tanto che alle prossime elezioni, l’America non preferisca l’opposizione ad un governo dimissionario filo indiano.
Poi vi sarebbe da ragionare. Se l’India diventasse un partner privilegiato dell’Italia, perché mai continuare a sostenere l’Ucraina? Nuova Delhi è stata tra i principali acquirenti di greggio russo trasportato via mare da quando le sanzioni occidentali hanno alterato i flussi commerciali della Russia. Trump ha minacciato dazi al 50 per cento e l’India ha vacillato, ma non tanto da fermare acquisti a prezzo scontato. Gli indiani sembrano un po’ come i cinesi, se ne fregano. Qual è la situazione in cui si trovano operatori statali come Indian Oil Corp, Bharat Petroleum Corp, Hindustan Petroleum Corp o Mangalore Refinery and Petrochemicals Ltd? Meloni, dotata sempre di dossier formidabili, dovrebbe essersene fatta un’idea. Poi ci sono anche i privati. Bisognerebbe andare a vedere cosa dicono gli accordi commerciali in merito al petrolio. Vai a sapere che l’India compratolo dai russi, poi non lo rivende all’Italia. Nel caso tanto vale piantarla con questa pantomima pro Zelensky. Il governo ha sposato la linea Salvini, immorale ma conveniente.
Al di là del petrolio, il rapporto con l’India segna una ricalibrazione complessiva della geopolitica dell’Italia. Al primo punto, la pace, Modi ha la stessa posizione del papa, la guerra americana all’Iran è illegittima, perché mai allora farla alla Russia che è solo impegnata in un’operazione speciale? L’Ucraina è una provincia ribelle, si arrenda e finisce subito il conflitto. La posizione del vecchio pontefice. A quel punto possiamo tornare anche noi a comprare il petrolio scontato alla fonte e la piantiamo lì con la necessità di riarmarci. Due piccioni con una fava. Il povero Giorgetti è a Bruxelles a negoziare lo sforamento del patto di stabilità. Facciamogli una telefonata. Problema risolto. Se gli americani lasciano l’Italia, pazienza. Chiamiamo i soldati russi a difenderci.
Cristoforo Colombo voleva andare in India e ha scoperto l’America. Meloni, il contrario. Mai ci buttano fuori dal G7, Modi prova a farci entrare nei Brics. Non fosse una cosa seria, sarebbe da ridere.
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