Si allarga a macchia d’olio la solidarietà al popolo iraniano, ma c’è chi si distingue: nel tardo pomeriggio di ieri a Rimini c’è stata una manifestazione convocata da una lunga serie di partiti, movimenti e associazioni: l’Edera del Partito Repubblicano Italiano, rappresentato da un gruppo di iscritti guidati dal segretario locale Aldo Sampaolo, apriva l’elenco, del quale facevano parte, fra gli altri, Cattolica Futura, il Popolo della Famiglia, Azione, Forza Italia, i Radicali riminesi, Democrazia Liberale, Fratelli d’Italia, Lega, Psi, Partito Liberal democratico, +Europa, Partito Radicale, Donna Vita e Libertà. Assenti tutti i partiti della minoranza parlamentare (che a Rimini amministra Comune e Provincia, e in Romagna è maggioranza quasi ovunque), un’assenza che stride particolarmente perché il sindaco di Rimini e presidente della Provincia, Jamil Sadegholvaad, è di origine iraniana. A Roma, invece, i partiti della sinistra erano in piazza, guidati da Elly Shlein e Giuseppe Conte.
A Rimini quella di ieri era la seconda manifestazione nel giro di pochi giorni per la libertà del popolo iraniano. Nella capitale del turismo la questione iraniana è particolarmente sentita poiché c’è un nutrito gruppo di studenti iraniani, circa 150, che studiano al campus riminese dell’Università di Bologna. Ma alla manifestazione non c’erano solo loro: in Piazza Tre Martiri, il salotto buono del centro storico riminese, c’erano almeno trecento persone, radunate in circolo a scandire slogan e canti, spesso incomprensibili ai riminesi che però applaudivano e scandivano il tempo. Ci sono state testimonianza dirette e indirette, arrivate attraverso i pochi contatti consentiti da Starlink, essendo Internet bloccata dall’8 gennaio. Cartelli e slogan mandavano un messaggio chiarissimo con l’invito a Reza Pahlavi a prendere in mano le redini della teocrazia islamica iraniana trasformandola in una repubblica democratica, magari con un re alla guida. Ma c’era anche chi chiedeva l’intervento diretto di Trump. L’apoteosi è stata raggiunta quando una ragazza ha incendiato una foto dell’Ayatollah Khamene’i e si è accesa una sigaretta, subito circondata da una decina di giovani che volevano ‘accendere’ a loro volta. Alcuni giovani iraniani, però, indossavano mascherine come ai tempi del Covid per il timore che i fossero spie a fotografarli”







