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La Nato non c’è più

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
12 Settembre 2025
in L'editoriale
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Paolo Mieli è stato, come viene ricordato oggi nella sua intervista a il Giornale, allievo di Renzo de Felice e anche iscritto di Potere operaio. Questo lo ricorda la voce repubblicana. Negli anni Mieli ha mantenuto lo stesso rigore analitico del grande storico e qualche eccesso verbale del gruppo extraparlamentare. Dire come dice che l’America non avrebbe vinto più nessuna guerra a parte l’Iraq, come se fosse poco, è un po’ semplificativo. La guerra del Vietnam fu persa da Ford, dopo che Nixon l’aveva vinta, altrimenti non ci sarebbe stato il cessate il fuoco del 1973. La guerra di Corea l’America non l’ha vinta, certo, ma non l’ha nemmeno persa. Per vincerla i generali statunitensi chiesero a Truman di bombardare atomicamente la Cina, lui li rimosse. In Italia magari questo episodio non si sa, i cinesi lo conoscono eccome. Infine, l’America ebbe un trionfo militare in Medio Oriente durante la guerra del Kippur e senza impiegare un solo uomo, tale che l’Egitto lasciò l’Unione sovietica di cui era alleato entrando nell’orbita occidentale. Si spostò di fatto tutto il mondo arabo, cosa di cui si dovrebbe rendere conto in questi giorni in cui nessun paese arabo partecipa alla flottiglia per Gaza, né ne ha organizzato una propria di cammelli.

C’è poi la guerra vinta dall’America più importante di tutte, la Guerra Fredda, vittoria costruita fin dallo scontro su Cuba, passando per il Cile di Allende, fino alla sconfitta russa in Afghanistan, quella davvero clamorosa perché l’esercito russo era un esercito di occupazione. L’esercito americano di stabilizzazione. In verità non si capisce perché Obama non si sia ritirato dall’Afghanistan una volta eliminato Bin Laden in Pakistan. Questa sarebbe cosa da studiare per uno storico. La ragione di questa vittoria americana fondamentale per il secolo scorso, di cui Mieli non si è accorto, lui credeva che avrebbe vinto il socialismo reale, deriva dal fatto che la minaccia atomica sovietica era diventata un flop. Senza basi in Sudamerica, la Russia non poteva colpire atomicamente Washington. Doveva usare i sommergibili che affondavano appena erano mossi, ancora nel 2000 il Kursk. Inizio dell’era Putin.

L’America vittoriosa della guerra fredda avrebbe potuto smembrare la Russia pezzo a pezzo in Intesa con i suoi amici cinesi, i più favoriti dalla fine dell’impero sovietico. L’America invece adottò un criterio di sostegno persino superiore a quello concesso alla Germania e all’Italia fascista, per la semplice ragione che l’Unione sovietica si era alleata nel 1941 e anche se Stalin era responsabile dell’exploit nazional socialista, Churchill e Roosevelt scoprirono le fosse di Kathyn durante il vertice in Marocco. la Russia si era ampliamente riscattata nel corso della resistenza. Non solo venne aiutato Eltsin. A Putin venne addirittura concesso di concludere come meglio credeva la repressione in Cecenia. Quanto fatto da Putin in Cecenia, nell’omertà dell’Occidente, dell’Onu, delle associazioni umanitarie, della stampa mondiale, è quello che si sconta oggi sullo scenario internazionale, la logica ed inevitabile conseguenza.

Perché tanta arrendevolezza verso Putin, dopo la Cecenia, l’ Ossezia, Aleppo? Uno vede Aleppo e poi si taglia la lingua su Gaza. Infine, la Crimea? Perché l’America vive ancora nella logica di Yalta, non l’ha mai superata. Se la Cina, attaccasse Taipei, Pechino viene bombardata, se Putin bombarda Kyiv gli americani non capiscono cosa gliene possa importare. L’Ucraina per l’americano medio è Russia, come per Putin. Se non si capisce questo, non si capirà mai la politica di Trump. Il sostegno americano all’Ucraina deve passare necessariamente per l’Europa, e il fatto che Biden se lo sia preso sulle spalle è alla base della sua sconfitta elettorale. La controprova della vittoria di Nixon in Vietnam, dal momento che ottenne un secondo mandato a furore popolare. Gli americani non votano in massa un perdente.

Su quattrocento cinquanta droni sparati al giorno sull’Ucraina è abbastanza incredibile che solo 19 finiscano in Polonia, a meno che la Russia disponga di un sistema di lancio di precisione unico al mondo. Per questo la Nato fa bene a verificare le dinamiche e al contempo la Polonia a schierare i soldati al confine. Ci sono anche diecimila marines americani in Polonia e con le truppe nucleari dispiegate in Finlandia, i b52, non c’è molto da scherzare.

Se Mieli voleva che l’America assestasse il colpo di grazia a Putin e quindi se ne esce provocatoriamente, da giovane di Potere Operaio appunto, affermando nella sua intervista, che la Nato non esiste più, merita la più ampia comprensione. Solo che la Nato e l’America prima di scatenare la terzia guerra mondiale faranno tutto il possibile per evitarla e in verità questa è la loro strategia da parecchio tempo, anche. Il vecchio Churchill voleva bombardare Stalin già dal 1946 e farlo con le atomiche, ovvio.

Nato official site

Tags: MieliNato
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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