La prima caratteristica del partito repubblicano è di essere un’associazione di uomini liberi tale per la quale la cosa più comune quando ci si trova in dissenso con le posizioni del partito è di lasciarlo per cercare fortuna altrove. Restare in minoranza è sempre scomodo, soprattutto in un partito come quello dell’Edera, ed in particolare se hai una posizione personale affermata, tale che qualunque altro partito ti aprirebbe volentieri le porte. Questo non è mai stato il caso di Saverio Collura che anche negli scontri politici più aspri restava innanzi tutto un uomo la cui lealtà e la sua dedizione alla causa repubblicana non poteva mai venir messa in discussione.
Di questo ci se ne accorse interamente con la scelta del 2001 quando il Pri aderì al polo delle Libertà. Per Saverio fu un colpo durissimo, perché oltre ad una mancanza di simpatia nei confronti di Berlusconi politico, non ne vedeva l’impostazione strategica. Il progetto di Berlusconi non sarebbe mai potuto diventare liberale, al massimo, avrebbe potuto ricostruire una democrazia cristiana con tendenze conservatrici, alla Tambroni, per intenderci. Saverio era convinto che il partito non sarebbe riuscito ad aprire un percorso riformatore all’interno del centro destra e proponeva piuttosto la marcia del deserto. Questa idea della marcia del deserto nel tempo dell’abbondanza berlusconiana fu forse la più suggestiva trovata di Saverio che presto vide il fallimento del progetto berlusconiano, e lanciò per primo il progetto liberal democratico, che poi avrebbero rincorso, in ritardo, Renzi, Calenda, Marattin.
In questa militanza esistenziale nel Pri durata più di sessant’anni, Saverio ha avuto alcuni momenti di soddisfazione, fu vice sindaco di Roma e in tutta la sua esperienza di amministratore comunale rappresentò un vanto per il partito, e altri molti più lunghi di amarezza e comprensibilmente delle delusioni. Tutto questo non era comunque capace di scuoterlo minimante nei suoi propositi di fornire una risorsa per il partito, al suo futuro ed alla sua ripresa. Fra tanti esempi umani positivi quello di Saverio spicca per la sua coerenza data fin dalla presenza. Impossibile che Saverio mancasse un qualche appuntamento istituzionale del partito, quale che fosse la sua collocazione interna, avesse un ruolo di primo piano, o sussidiario,era lo stesso. Saverio era giù un monumento alla storia repubblicana e alla sua battaglia e come tale, oltre alle ragioni di amicizia, dettate da questa infinita frequentazione comune, già lo rimpiangiamo.







