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Il governo alla sbarra

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
27 Giugno 2024
in L'editoriale
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Mai si era visto il ministro Tajani con il volto tumefatto come quello di ieri dai banchi del governo. Il suo collega Salvini, poco distante era di un pallore cadaverico. In mezzo il presidente del consiglio con occhiaia profonde, i capelli in disordine, una voce roca. La triade in aula sembrava essere stata portata alla sbarra. Che Tajani appaia tanto provato si capisce perfettamente. Il suo partito a livello europeo schifa tanto i suoi alleati nazionali che egli dovrebbe dimettersi a Bruxelles o a Roma. Invece sta seduto lì, lo sguardo assente privo di forze, richiamato ad alzarsi in piedi quando occorre e fa pure fatica. Il livido pallore di Salvini è quello di un morto che cammina. Dal trenta per cento che aveva è passato all’otto, un simile tracollo in Europa non era mai avvenuto, persino Conte in confronto è un politico di successo. Solo il vedere i suoi alleati ha fatto saltare la permanente all’onorevole Meloni. Per carità, lei non farà inciuci con la sinistra, brava. Può iniziare a tirare una croce sul suo governo. Evidentemente non ha capito che la sua forza politica ha perso voti in Italia ed è marginale in Europa, dove si è riconfermata la maggioranza Ursula. Socialisti, popolari e liberali dovevano essere rovesciati, invece hanno tenuto, se non lo riconosce e insegue quel gentiluomo di Orban, andrà a fondo con il baciamano e tanti saluti. L’Italia ha fondato l’Europa. Giusto, con partiti contrapposti al suo, senza l’Ungheria e soprattutto con uomini davanti a cui un Vannacci sbatteva i tacchi sull’attenti.

L’onorevole Meloni denuncia la minaccia del non voto in Europa. Farebbe meglio a preoccuparsi del non voto in Italia, dal momento che alle comunali il suo elettorato si è liquefatto. Questo avrebbe dovuto condurla alla mitezza, al dialogo, a chiedersi se qualcosa non abbia sbagliato. Il presidente del consiglio aveva l’occasione di dire al Parlamento di tornare sul Mes, perché non è possibile aver preso una simile posizione per l’Italia europeista. Cosa fatta, capo ha. L’onorevole Meloni si prepara già alla ridotta della Valtellina, le manca solo di montare su un carro armato. Non sembra rendersi conto che se l’Europa domani la mettesse da parte, non la seguirà nessuno, crollerà nei sondaggi, avrà uno spread al cui confronto quello di Berlusconi nel 2011 era un paradiso per gli investitori. L’Europa non può prescindere dall’Italia ha detto il capo dello Stato, e questo è certo. In compenso si può benissimo prescindere dall’onorevole Meloni e dall’onorevole Salvini, e con la massima e la più assoluta tranquillità.

Il presidente del Consiglio può ancora ritrovare un qualche grado di freddezza tale da ragionare politicamente. Questo servirebbe a comprendere che se non cambia rapidamente passo finirà solo per andare a sbattere e già in questa legislatura, in un modo che ancora nessuno si immagina. Può darsi che confidi che qualcosa possa cambiare con l’elezione di Trump che al limite avverrà il prossimo novembre, non fosse che lei è stata fino a ieri la pupilla di Biden. Semmai questa era la carta da doversi giocare in frangenti tanto delicati, e difendere Macron che resterà invece all’Eliseo, qualunque cosa accada alle elezioni anticipate francesi. Non scommettere su una presidenza che si potrebbe insediare quando il suo governo sarà già tornato a casa, magari grazie a quello Le Pen, che mai si formasse, subito farà lo sgambetto all’Italia. Vatti a fidare dei nazionalisti delle nazioni altrui. Non per essere pesanti, ma il primo governo a rifiutarsi di riconoscere quello della Repubblica sociale, fu il collaborazionista di Vichy.

Galleria della presidenza del Consiglio dei MInistri

Tags: MeloniTajani
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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