A proposito di Danimarca, varrebbe sempre la pena di riaprire una qualche opera di Soren Kierkegaard il cui pensiero ha segnato la cultura occidentale come nessun altro nato a Copenaghen poteva sognare di riuscire. Timore e tremore sarebbe adatto per l’onorevole Meloni, che pure non assomiglia in nulla ad Abramo, protagonista del saggio pubblicato nel lontano 1843. Al vertice dei volenterosi, l’onorevole Meloni si è distinta confermando che l’Italia non è disposta a inviare truppe in Ucraina nemmeno in caso di tregua e su mandato dell’Unione europea. In questo modo è riuscita persino a superare la paura dei suoi partner che semmai i soldati dovrebbero schierarli ora con una guerra in corso, non aspettare una pace, chissà mai quando. I principali paesi europei hanno detto di essere pronti ad impegnarsi sul campo quando non ci sarà più la guerra, che pure c’è. L’onorevole Meloni nemmeno quello. Non teme per la vita dei suoi soldati, trema per quella del suo governo.
L’onorevole Meloni avrebbe comunque potuto far tremare anche il tavolo dei volenterosi in quanto confidente del presidente Trump. Bastava spiegare loro, che sulla Groenlandia, sbagliavano. Come insegnava Kierkegaard, ragioniamo. La Polonia, la Lituania, l’Estonia da un anno scavano trincee ai lori confini e costruiscono bunker nelle loro città, nel caso Putin decidesse di attaccarle. Fatica sprecata, perché basta la brigata atomica statunitense assestata in Finlandia per tutelarle. Putin se volesse attaccare l’Europa non va certo contro una realtà militare superiore a quella incontrata in Ucraina. L’uomo è pazzo, non è scemo. Soprattutto con una una sola base Nato a coprire due milioni di chilometri quadrati nell’Artico che si scongela. I danesi, che posseggono un territorio tanto ampio nel continente americano a ridosso della Russia, monitorano l’habitat degli orsi polari che soffrono il caldo. Se la Meloni avesse detto a Macron e compagni che promettere di inviare i soldati in caso di tregua è tempo perso, piuttosto rinforziamo l’Artico che Trump ci prende per incoscienti, avrebbe fatto un figurone. Invece qui la pensa come Macron, è Donàld che minaccia la Groenlandia, mica Putin.
Il povero Zelensky si sarà convinto che con simili alleati, tanto vale essere bullizzato da Trump. Per lo meno è vivo. Gli resta una sola possibilità. Se Trump confisca le riserve del petrolio venezuelano, 303 miliardi di barili e le mette sul mercato, il prezzo del petrolio crolla ed il signor Putin sarà costretto a far fagotto. Altrimenti bisogna cedere alla Russia tutto quello che vuole e rifugiarsi a Tel Aviv. Può darsi che l’America quando veda i russi entrare a Kyiv, abbia ancora un sussulto d’orgoglio. Quello che manca del tutto agli europei, senza nemmeno citare l’Italia dove piace Putin. I primi innamorati sono stati a Fratelli d’Italia. Lo immortalavano sui manifesti con tanto di colbacco della marina, quella colata a picco ad Odessa. La nostalgia dell’uomo forte. Infatti ci ritroviamo la donna debole.
Presidenza del consiglio dei ministri







