Se si ripercorre la battaglia di Stalingrado, iniziata nell’agosto del 1942, ai primi di novembre i tedeschi sembravano aver vinto. Avevano preso mezza città, l’altra l’avevano distrutta e bersagliavano comodamente le posizioni russe sul Volga. La sesta armata di Paulus aveva almeno tre brigate di carri a supporto, senza contare la Panzer Divisionen di Hube, capace persino di isolare le difese russe dai rifornimenti del Caucaso.
La svolta di quella che sarebbe diventata un momento simbolo della seconda guerra mondiale dipese dalle capacità dei generali russi Čujkov, e Zukov di non perdersi d’animo e, ovviamente, dalla determinazione di un commissario politico come Krusciov. Il migliore alleato dei russi fu però Hitler, che non capiva niente di guerra. Se Hitler avesse concesso a Paulus di ritirarsi giunto ad un passo dalla vittoria, la sua armata non sarebbe rimasta bloccata dal gelo incombente e costretta ad arrendersi a febbraio.
Questa la ragione per la quale Putin ha chiesto subito la resa all’esercito ucraino di Pokrovsk, appena il suo è riuscito a sfondarne le difese nello stesso periodo dell’anno. Per sua disgrazia, Krusciov era ucraino e gli ucraini non ci pensano proprio ad arrendersi e non hanno nemmeno nessun problema a ritirarsi, anche per la ragione che non c’è un villaggio la cui conquista può essere decisiva per le sorti del Donbass come forse Stalingrado poteva esserlo per il Caucaso. Ricordatevi di Bakmuth. Arretri di cinquecento metri e trovi altre difese in cui trincerarti. Il Donbass è una specie di trincea. Gli stessi tedeschi che avevano perso Stalingrado in estate, erano ancora in forze per attaccare Kursk il luglio del ’43 e a Kursk piegarono i russi. Questo bisognerebbe spiegarlo al professor Angelo D’Orsi convinto che nel ’45 hanno vinto i sovietici. I tedeschi, dopo Stalingrado, tenevano in tale considerazione i russi che li sfidavano con due armate su tre che ne avevano, dopo la resa totale di Paulus. Senza il fronte in Italia, da Kursk sarebbero arrivati a Mosca serenamente, invece mezzo esercito rimasto fece marcia indietro. Altrimenti Stalin non avrebbe potuto replicare Stalingrado, si capisce dal disastro di Kursk.
Privi di una precisa cognizione delle forze in campo a Pokrovsk, risulta evidente solo che gli ucraini si sono ritirati volentieri, per cui l’avanzata russa è come sempre strategicamente temporanea. I russi poi sono arrivati in motoretta e con i camioncini, non con i carri armati di tre anni fa. L’immagine da esercito da terzo mondo, almeno sarebbe stata meglio evitare di diffonderla, anche per il prestigio residuo dell’armata russa che dovrebbe essere pur sempre quella di una grande potenza. Vero che Bonaparte valicò le alpi a torso di mulo avvolto in una coperta. Infatti si preoccupò di venir ritratto da David su un cavallo bianco rampante con indosso un mantello scarlatto, proteso al vento.
Zelensky, con tutti i suoi guai, si è messo a dire che i russi fra cinque anni vogliono attaccare il resto dell’Europa. Non una sorprendente verità. I russi vorrebbero attaccare l’Europa dai tempi di Ivan il Terribile. Il problema è quando ci riescono. Riporti la spesa militare al 4 per cento, come era negli anni ottanta del secolo scorso, rispetto al due di adesso, e l’esercito in motoretta continua a girare su se stesso almeno un altro ventennio.
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