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Tutti rimasti soli, escluso Xi

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
12 Maggio 2026
in L'editoriale
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Dai titoli della stampa italiana di quest’ultimo anno si comprende come al mondo si finisca, per vivere soli. Più di tutti Trump, tanto che si perde tempo a discutere se la sua solitudine sia volontaria od involontaria, cioè se il presidente statunitense sia consapevole o meno di quello che sta facendo. Ma è anche solo Putin, sempre che Lukascenko non sia considerato di qualche compagnia. Sono infine di volta in volta soli Milei, Starmer, Merx, Macron, e adesso anche il ministro Giuli. Tutto sommato, meglio ancora vivere soli che essere morti, Khamenei, o in galera, Maduro, o in esilio Assad.

Obama mise subito le mani avanti, chiedendo degli alieni. Se almeno esistessero forme di vita su altri mondi, una volta saliti al potere, si potrebbe confidare nella compagnia di quelle. C’è un solo leader mondiale che, qualunque cosa faccia, ha riformato la costituzione per accentrare il potere nelle sue mani, non è mai stato definito solo, Xi Yin Ping. Con lui persino Di Maio, lo chiamava Ping, aveva confidenza. In ogni caso con più di un miliardo e mezzo di persone è quasi inevitabile che il leader cinese, non sia tacciato di solitudine. Ogni tanto un po’ di decenza.

Non c’è popolo sulla terra più duttile, resiliente e capace di adattarsi a qualsiasi difficoltà di quello cinese. I primi a saperlo dovrebbero essere gli americani. Le grandi ferrovie che hanno raggiunto il West sono state costruite da operai cinesi, in condizioni non proprio ottimali, fra intemperie e frecce di tribù selvagge.

America e Cina hanno un legame speciale. Sono due paesi di successo di origine coloniale. Quando si parla di impero americano o di impero Cinese, non c’è niente di che spartire con gli imperi europei. L’America non ricerca altri territori. La Groenlandia, il Canada, Panama, sono sul suo Continente. La Cina invece è interessata alle opportunità di crescita. Servirebbe uno studio analitico della sua espansione in Africa di questi venti anni per avere un’idea esatta delle sue capacità e delle sue ambizioni. Anche solo la penetrazione avvenuta del Donbass in guerra, in questi quattro anni è impressionante. I cinesi hanno riaperto cave abbandonate ed iniziato ad estrarre minerali sotto le bombe, come se niente fosse. L’America sa appena dove sia la Crimea. La Cina ne conosce tutti i porti e ne ha pure già domandato l’usufrutto alla Russia e nel caso, ha pronta in un altro cassetto la stessa richiesta all’Ucraina.

Che la Cina possa essere danneggiata dal blocco di Hormuz è difficile da credere. I cinesi sarebbero in grado di trasportare il petrolio dal Mar Caspio, di scavare oleodotti sotterranei, chissà che altro. Neppure hanno una particolare predisposizione a sventolare bandiere ideologiche. Sono comunisti, certo, ma anche capitalisti. Amano il popolo ed hanno costituito un’aristocrazia politica pressoché inamovibile. Combattono la Chiesa nel loro paese, ma le loro ricche famiglie che vivono in tutta Europa, pagano la retta alla scuola cattolica.

I cinesi sono convinti che il loro successo coincida con il declino americano, o per lo meno questa è la tradizione maoista che si tramanda. Mao aveva accolto volentieri l’America di Nixon proprio perché declinante. A proposito di solitudine, nessuno fu mai più solo di Nixon. Che poi Mao non amasse gli americani, è un’altra questione. Amava meno i russi, per semplici ragioni confinanti. Anche adesso, le mappe cinesi attestano territori russi nel loro dominio e Putin non può lamentarsi.

Il fatto che Trump sia solo, l’America in crisi, la democrazia a rischio come si legge tutti i giorni sula stampa italiana, è il sogno cinese che si realizza. Non fatevi solo troppe illusioni, l’America militarmente è ancora perfettamente in grado di cancellare completamente la Cina dalle mappe. Piuttosto Xi è imprevedibile, capacissimo di tendere una mano al povero pel di carota americano. Che l’America si volesse spartire il mondo con un gigante zoppo come la Russia, si poteva, tolto il Corriere della Sera, facilmente escludere. Che la Cina valuti la convenienza di un’intesa con gli americani, piuttosto che uno scontro permanente è tutto un altro affare ed è già avvenuto con buon esito.

licenza pixabay

Tags: TrumpXi
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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