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Un po’ troppo presto per festeggiare

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
6 Novembre 2025
in L'editoriale
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L’eccitazione causata dal voto democratico di New York è un po’ prematura per ritenere cambiata la geografia politica statunitense, anche considerato che il nuovo sindaco aveva come rivale non un candidato repubblicano, ma il vecchio governatore Andrew Cuomo, un democratico, partito che amministra la città da venti tre anni, cioè da quando Bloomberg sconfisse Giuliani. Trump che ha espresso il suo sostegno a Cuomo era già partito battuto. New York è pur sempre New York, un caso abbastanza eccezionale per il resto della nazione.

Mamdani appare un fenomeno che concerne innanzitutto il mondo democratico avendo vinto le primarie da perfetto sconosciuto e trovandosi contro un peso da novanta come l’ex Governatore dello Stato, che non ha mollato la presa. La campagna elettorale contro Mandami a dir poco diffamatoria, l’ha fatta Cuomo. Da parte sua, Mamdani, quando promette di voler aumentare le tasse ai milionari newyorkesi, pensa agli amici di Cuomo, cioè ai ricchi democratici che lo sostengono. Per batterlo Mamdani ha cambiato il bacino elettorale del partito democratico, prendendo voti nei bassifondi, fra le gente comune, gli immigrati asiatici ed africani che magari non vanno mai a votare, perché Cuomo ha fatto il pieno con 840 mila voti. Il candidato repubblicano ne ha presi solo 140 mila. Mamdani ha rastrellato preferenze nel Queens e nel Bronx, i quartieri più famigerati ampliando la piattaforma del partito democratico. E ha vinto a Manhattan, seducendo i giovani borghesi, gli studenti, gli artisti, i contestatori.

L’unico esponente dell’establishment democratico che ha sostenuto Mamdani in prima persona è stato il vecchio Benny Sanders che non ha nulla da perdere, anzi. Obama si era mostrato gelido, mentre Biden e i Clinton sono scomparsi letteralmente della scena. Il partito democratico è un partito progressista, storicamente elitario. Sono le élites, la parte più colta del paese, a sostenere il progresso nell’America del nord, quando nel sud i democratici erano i proprietari terrieri, gli schiavisti, dove Lincoln non prendeva nemmeno un voto. Anche per questo non fa particolare clamore il successo democratico in Virginia, semmai la ribelle Virginia fa notizia quando passa ai repubblicani, mentre il New Jersey è uno stato di meno di due milioni di persone, da sempre contendibile. Su trecento milioni di americani sono stati chiamati alle urne meno di 15 milioni. Quello che si può dire è che il partito democratico appare in salute. a New York addirittura in ebollizione. Che poi Mamdani possa replicarsi anche a livello nazionale, è molto difficile, essendo nato in Uganda e quindi non potendosi candidare alle presidenziali. La suggestione di uno scontro fra Trump e Mamdani, sarebbe incostituzionale. Trump non può correre per un terzo mandato, Mamdani non ha requisiti per farne uno.

Per avere un quadro autentico della situazione politica americana, ovvero del consenso che gode ancora Trump, bisognerà aspettare per lo meno le elezioni di metà mandato, ancora un anno. Magari il successo di Mamdani può invitare i democratici a aprirsi, rinnovarsi e cambiare strategia, perché è chiaro che puntare sui soliti clan che dominano il partito da decenni è diventato controproducente. Trump innanzitutto è un fenomeno popolare dagli anni ottanta del secolo scorso. Kamala Harris o Illary Clinton non lo sono mai state. Obama lo è diventato invece, probabilmente proprio per le sue origini che superano le semplici barriere bianche e cristiane della nazione. Il tasso di immigrazione che si è raggiunto nelle grandi città è oggettivamente straordinario e questa diversità della popolazione americana sa farsi sentire eccome. Ciò non toglie che Obama frequenti gli stessi campi da golf di Donald Trump e gli stessi ristoranti. Il nuovo sogno americano è quello di una guida politica sensibile ai bisogni e alle speranze della gente comune. Va detto che fra queste, negli Stati uniti d’America, non c’è mai stata la causa socialista. Il socialismo è sempre stato considerato un male. Robert Kennedy passava le giornate ad ordire piani per fare fuori Castro e per convincere il fratello, John, che il Psi potesse governare l’Italia, ci volle tutto il prestigio di Ugo La Malfa.

licenza pixabay

Tags: MandamiTrump
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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