Sotto un profilo strettamente politico non è che sia molto facile da capire il senso di una manifestazione contro la guerra a Gaza, quando c’è un piano di pace statunitense sostenuto da Israele, dai paesi arabi e dalla Turchia che avrebbe avuto in queste stesse ore, anche il consenso di Hamas. Le manifestazioni di ieri ricordavano così quelle per la pace in Vietnam quando Kissinger e Le Du Toh ne discutevano le condizioni a Parigi. Insomma, una rivista di retrospettiva.
Anche ammesso che una manifestazione per la pace sia sempre di attualità e che poi magari Hamas dice una cosa e toh, ne fa un’altra, allora forse sarebbe servita un po’ di compostezza. Ai palestinesi si possono attribuire diversi torti dalla strage di Monaco in poi, ma mai quello di bloccare le tangenziali delle strade italiane, di impedire l’accesso alle università, di caricare la nostra polizia. Se Landini e compagni condividono quanto avvenuto, usassero le loro di bandiere, lasciando perdere quelle palestinesi. Non ci si venga a raccontare il solito ritornello per cui migliaia di persone hanno sfilato pacificamente e voi ve la prendete per alcuni facinorosi. Il vecchio Pci e la Cgil, omofobi e militarizzati com’erano, disponevano di un servizio d’ordine tanto vigoroso da non consentire simili intemperanze. Se uno va in piazza per l’umanità e per la Costituzione, altrettanto dovrebbe preoccuparsene, anche perché il Pci e la Cgil di un tempo manifestavano magari per mantenere giusto la scala mobile.
Vero che nella giornata di ieri di spettacoli penosi se ne sono visti tanti. Quello di parlamentari intercettati e rispediti a casa da Israele, accolti dal sindaco di Roma e dai capi dei loro partiti, li ha battuti tutti. Gente che ha violato la legge e dovrebbe essere perseguita in base al codice penale e questo potrebbe pur sempre discutersi. Non è discutibile invece che siano venuti meno al monito del Capo dello Stato, espressione di quegli stessi partiti, mica della maggioranza di governo. Poi hanno mentito, non c’erano viveri per la popolazione di Gaza a bordo delle loro barche, o per lo meno in una qualche quantità utile per sfamare o dare sollievo ad una carestia che riguarderebbe due milioni di persone. Da qui la domanda, ma che razza di sceneggiata hanno messo in piedi questi signori. Anche perché non è finita, intanto per gli emulatori che cercano pubblicità e si sono rimessi a navigare, poi per i diportisti trattenuti che qualcuno vorrebbe barattare con gli ostaggi israeliani e quindi non restituirli prima che fossero liberati gli altri.
Che si voglia far passare gli italiani per completamente stupidi è cosa che dovrebbe iniziare a balzare agli occhi. Il quotidiano La Stampa ha mostrato un video dei gazawi che gettavano le reti per pescare. La flottiglia aveva almeno distratto gli aguzzini israeliani. Finalmente qualcuno si è accorto che Gaza ha una costa lunga 41 chilometri. La marina israeliana dovrebbe mobilitare almeno venti imbarcazioni per presidiarla interamente, 24 ore su 24. Anche se ne usasse quaranta, vorremmo sapere se chi costruisce bunker per centinaia di chilometri sotterranei, importa armi di ogni tipo, non riesca ad organizzare qualche battuta di pesca notturna presso la riva. I nazisti non sapevano impedire fughe di prigionieri dai loro Stalag, e nemmeno dal ghetto di Varsavia, che pure non disponevano di vista mare. Gli israeliani sono poliziotti più rigidi della SS. E si che c’era stato il luglio scorso, un bellissimo video sul Corriere della Sera con migliaia di gazawi in spiaggia, sotto l’ombrellone, a gustarsi i gelati, a fare il bagno e tutto questo mentre la loro città veniva bombardata. Che fine ha fatto il documento? E l’autore? Come mai si vedono solo più disperati intenti a spostarsi avanti ed indietro? Fosse in corso un genocidio, nemmeno la migrazione sarebbe possibile. In un genocidio si filmano giusto le fosse comuni, come quelle scoperte a Katyn, in Polonia nel 1943.
Fortuna che ci sono anche giornalisti che fanno il loro mestiere seriamente. Fausto Biroslavo, uno dei colleghi più esperti in fatto di guerra, ha spiegato come i miliziani di Hamas combattano nei tunnel dove l’esercito israeliano va in difficoltà e poi si mettono le infradito per mischiarsi al resto della popolazione e piangere di venir bombardati. Non che i gazawi abbiano studiato sotto Gengis Kahn e Bonaparte, i testi fondamentali, però, Guevara, Mao, Giap, li hanno letti. Il guerrigliero deve saper nuotare come un pesce nel suo banco. Anche qui un’analogia con gli anni ’70. Si credeva, la dittatura più armata al mondo, che vinto l’impero francese era pronta a conquistare tutta l’Indocina, un povero agnellino. Quello aggredito dal lupo cattivo. Beati voi.
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