Nelle cronache del partito repubblicano rimane indelebile un discorso di Ugo La Malfa durante la campagna referendaria per la Repubblica. Si era a Napoli a piazza dei Martiri e aveva appena parlato Lauro, tanto che i dirigenti del partito consigliarono Ugo di aspettare a prendere il microfono che almeno i sostenitori di Lauro sciamassero. Quello invece non ci pensò proprio, corse sul palco ed in faccia ai sostenitori della monarchia, si mise a gridare, “Napoletani, gli egiziani hanno cacciato il re, siete peggio degli egiziani”. Fu il finimondo.
È chiaro che la campagna elettorale per la Repubblica, come si evince anche dal risultato, fu la necessaria conclusione dell’epopea legata alla dittatura, perché la monarchia aveva un sostegno molto forte nel paese, per quanto fosse compromessa interamente con il fascismo. Il problema costituzionale della forma dello Stato non può prescindere da questa correlazione. La monarchia spagnola, ad esempio, consentì la transizione dalla dittatura alla democrazia nel 1975. La Corona britannica si mise alla testa della nazione contro la Germania nazista. Casa Savoia fu responsabile completamente della sottomissione dell’Italia al fascismo, al punto di consentire persino al Gran Consiglio il diritto di cambiare l’ordine di successione al trono. Il famoso arresto di Mussolini è soggetto di interpretazione storica. Vi sarebbero elementi per pensare che il re ed il Duce fossero d’accordo per mettere in scena una drammatica estromissione di Mussolini e salvarlo dalla rappresaglia tedesca. Sono molti coloro stupiti che il Duce fosse così sereno sulle sorti del colloquio nonostante le apprensioni della famiglia che lo invitava a non presentarsi senza le necessarie precauzioni. Secondo queste interpretazioni, il re ed il duce si riservavano una seconda partita. Avrebbero sottovalutato l’efficienza tedesca. In ogni caso è indubbio che la monarchia non assunse nessun ruolo attivo nemmeno durante la guerra di liberazione e che Badoglio, il conquistatore dell’Abissinia, fu un ben pallido comandante del nuovo fronte. Spadolini quando voleva esprimere il suo disprezzo per i governi tecnici, li definiva governi Badoglio.
D’altra parte lo Stato unitario dalle sue origini fu interamente monarchico e liberarsene non fu impresa di poco conto anche per le ansie che provava la popolazione italiana per una forma politica come la Repubblica. Non c’era solo l’avversione dalla tradizione sabauda, Vittorio Emanuele secondo parlava comunemente di “feccia mazziniana”, ma anche quella dalla Chiesa. Tanta fatica nella conquista repubblicana ha segnato la carta costituzionale e inevitabilmente il decorso politico degli anni successivi della nostra storia. Si riteneva che una volta raggiunta la Repubblica, non ci fosse più ragione di un partito repubblicano, per la verità lo si riteneva morto già con Gobetti quando sostenne le guerre monarchiche. Non fosse che una Repubblica tanto improvvisata di cui sempre occorre determinarne l’indirizzo e valutarne il costume, più che di una magistratura, che poi era la stessa del Re, ha bisogno necessariamente e quasi esclusivamente di un “partito” repubblicano.






