I rischi dell’intelligenza artificiale dovrebbero conoscersi almeno dal 1968. Il genio di Stanley Kubrik raccontò nel suo film capolavoro 2001, A Space Odyssey, di un computer di bordo di un’astronave che eliminava il suo equipaggio. Il cinema ha sguazzato sulla situazione per anni. Terminator, James Cameron, 1978, aperse una serie fortunatissima, dove i cyborg, quelli che i cinesi hanno in produzione per utilizzo domestico, spazzavano via la razza umana in quattro e quattro otto. Ridley Scott a sua volta si sarebbe buttato a pesce con due titoli. Blade Runner, 1982, dei cyborg umanoidi con funzioni militari impazzano per città confuse ed insonni ammazzando tutti coloro che li guardano storto. e poi Alien, 1984, un sintetico solidarizza con una razza aliena per distruggere quella umana. Altra serie fortunatissima, durata più di vent’anni. Considerato il successo mondiale di pubblico di questi autori, non si può dire che non siamo stati avvisati.
Anche chi completamente digiuno di algoritmi e della loro applicazione, riesce a comprendere facilmente una cosa. L’intelligenza artificiale, quale che sia è alternativa a quella umana. Può anche essere costruita con fini integrativi, nulla vieta che diventi sostituiva. Viene già impiegata comunemente a scopo pubblicitario, al posto degli operatori dei call center ed, ovviamente, in guerra, al posto dei soldati. In Ucraina vi sono droni che una volta lanciati cercano il bersaglio senza istruzioni e lo eliminano purché corrisponda ad un essere vivente a due zampe, senza preoccuparsi se amico o nemico, maschio o femmina, giovane o vecchio. Da notare che, nella loro produzione seriale, determinati droni sono autosufficienti, ovvero si alimentano da sé quando l’energia di cui dispongono si esaurisce. Che qualcuno si spaventi, inclusi gli stessi creatori, è comprensibile. Nei film citati, il primo ad essere un obiettivo per i sintetici, è il loro autore.
La situazione ancora è sotto controllo. L’unico dramma provocato dall’intelligenza artificiale si è consumato a Manchester e riguarda milioni di persone, ben oltre la dimensione cittadina. Nel derby di domenica scorsa, il derby di Manchester viene seguito più in Asia che in Inghilterra, il Manchester city è passato in vantaggio sullo United e subito il guardalinee ha annullato il gol. Il var è intervenuto senza nessuna sollecitazione e fatto sapere che il gol era buono. La linea tracciata sul campo dalla grafica, per quanto apparisse altamente improbabile, teneva il marcatore in gioco. L’arbitro ha convalidato. A quel punto è intervenuta la stessa associazione arbitrale. Ammesso che la linea fosse un’applicazione esatta, il var non aveva ratificato la posizione di un altro giocatore che partecipava all’azione nettamente in off side. A quel punto l’associazione arbitri chiedeva scusa allo United ed assicurava l’apertura di un’inchiesta che ai tifosi rimbalza. La notizia è che l’intelligenza artificiale, si intromette e sbaglia, esattamente come sbaglia quella umana.
Purtroppo non rassicurano i propositi di voler rallentare un simile processo, che ora provengono persino dai cinesi. Quando si avvia una rivoluzione di questa portata, impossibile si trovi il modo di fermarla, sarebbe come voler fermare l’aviazione. Morale che si cava anche dai soggetti cinematografici citati. Fortuna che abbiamo già trovato un argine ad ogni possibile disastro. Il presidente Donald Trump si è dichiarato tale. Ci penserò io a far si che tutto vada per il meglio, ha detto senza dubitare. Possibile abbia ragione. L’IA esamina Donald, lo studia, lo analizza, lo riproduce e va in corto.
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