Italico Santoro, che fu direttore del La Voce Repubblicana dal 2004 al 2011, nel 2016, dieci anni fa esatti, tracciò per i tipi Mondadori, un profilo dell’ordine mondiale del nuovo millennio. Secondo Italico, la Russia di Putin perseguiva lo stesso obiettivo dell’Unione sovietica. Distaccare il Vecchio Continente dagli Stati Uniti in modo da finlandizzarlo, ovviamente non prevedeva l’ingresso della Finlandia nella Nato. Gli strumenti erano la pressione energetica, le dimensioni geografiche e la forza militare. Italico dissentiva interamente dal giudizio di Berlusconi su Putin. La lotta all’Isis, che la Russia aveva intrapreso, era solo un modo per nascondere il tentativo fallito di riprendere il controllo della Georgia, della Moldavia e dell’Ucraina. Una volta che la Russia si fosse riaccreditata come nemica del terrorismo in medio oriente, saldata all’Iran com’era, avrebbe rilanciato il gauchismo islamista, il terzomondismo che le era proprio e la propensione al sistema dittatoriale e mafioso che la caratterizzava.
Italico era un convinto europeista consapevole dei limiti della costruzione europea. Nel suo libro Verso il disordine globale? invitava a non staccarsi dagli Stati Uniti d’America prima di aver completato il processo di unificazione federale. La sua visione della politica internazionale riprendeva quella tradizionale di Omodeo e Francesco Compagna, “se l’America dovesse affondare, l’Europa cadrebbe come un castello di carte”. Difficile immaginare un presidente più insopportabile di Trump per una personalità come quella di Italico Santoro. Ma il suo libro ci spiega che non si può sospendere una partnership collaudata in attesa di avere il capo di governo che ti garba dall’altra parte dell’oceano. L’onorevole Meloni, ha commesso un errore politico. Mentre poteva benissimo non mostrare simpatia nei confronti di Trump, l’ha persino candidato al Nobel per la pace, non doveva rifiutargli le basi Nato dopo aver detto che la sua guerra all’Iran era illegale. Vero che lo stesso congresso statunitense chiede a Trump di fermare la guerra in Iran, cosa che non significa fermare la guerra. L’ordine mondiale è stato destabilizzato dalla rivoluzione iraniana, non da Trump e l’Europa non si è resa conto che l’America non era disposta a sopportare quel regime in quella posizione strategica. Obama le ha tentate tutte per trovare un quieto vivere e se oggi gli Usa sono in guerra con l’Iran non è per i capricci di Trump. Lo sono per le conseguenze del raggiro iraniano della politica di distensione portata avanti da Obama.
Solo due giorni fa il Congresso statunitense ha raccolto l’appello di Zelensky approvando un ampio pacchetto di sanzioni contro funzionari e oligarchi russi per privare Putin delle risorse finanziarie necessarie per continuare la guerra contro l’Ucraina. Il provvedimento, denominato ‘Graham Bill’, dal nome del senatore repubblicano deceduto il mese scorso, è un distintivo all’occhiello. Mentre la guerra alla Russia condotta dall’Ucraina è l’altro lato della guerra americana all’Iran. Indipendentemente dal governo Trump, l’America difenderà l’Ucraina. A meno che si creda che l’Ucraina sia sostenuta davvero contro i russi dagli eserciti europei, che non combattono più dal 1960.
Inutile che i partiti politici italiani si dividano nel voler dare o nel non voler dare armi all’Ucraina. Gli ucraini possono fare tranquillamente a meno delle armi italiane, avranno sempre quelle americane. Le forze politiche italiane si divideranno invece fra chi intende continuare a collaborare, anche difficilmente con l’America, rispetto a chi chiede di riprendere la collaborazione con la Russia quando non è possibile. Questa divisione, di cui ancora non c’è piena consapevolezza, segnerà il destino del paese fra una via democratica ed una autoritaria. Altrimenti c’è la neutralità, che per Santoro, trattandosi dell’Italia e non della Svizzera, significa il via libera alla predazione del paese pezzo dopo pezzo. Hanno già ipotecato l’Alto Adige.







