Fu dopo la battaglia di Jena che Hegel, vedendo Napoleone entrare a Berlino, lo definì “lo spirito del mondo a cavallo”. Sarebbe anche lecito pensare ad una piaggeria verso il potente che sbaragliava un esercito dopo l’altro, è ancora il 1806. Beethoven aveva composta la sinfonia Eroica dedicata al primo console, salvo negargliela dopo la proclamazione ad imperatore. Hegel, al contrario di Beethoven non è interessato al giudizio sull’uomo. Il suo è rivolto all’epoca. Il mondo di Napoleone è quello in cui tutto è diventato possibile, persino che un militare proveniente da una famiglia appena nobile, diventi imperatore di Francia e rovesci i regni costituiti in tutta l’Europa. Hegel non smetterà, nemmeno volendo, di essere bonapartista, la sua filosofia ne è la quinta essenza.
Tanto meno Hegel si sarebbe scandalizzato per quelle pagine del memoriale di Sant’Elena, che rivelano tratti di piccineria del carattere di Napoleone, che avrebbero indignato un Beethoven. Il Memoriale sarà il testo base di tutti i rivoluzionari europei, altro che il Manifesto del partito comunista di Karl Marx, e pure è evidente questa insistenza sulle angherie subite da Hudson Lowe, indegna dell’attenzione di un presunto grand’uomo. Al contrario, tante piccolezze sono specifiche dell’ambizione, il concime stesso della grandezza di Napoleone.
Il Memoriale di Sant’Elena si appoggia alla Pace Perpetua di Kant. Napoleone spiega che non poteva istituire delle repubbliche sorelle perché il denaro inglese corrompeva i popoli. Fece allora dei regni fratelli, con i suoi famigliari posti sui troni. Le repubbliche sarebbero venute dopo, sconfitti gli inglesi, che invece vinsero. L’impianto teorico, nonostante tutto, teneva. Lui stesso fu costretto a diventare imperatore per salvare le conquiste della Rivoluzione minacciate ovunque. Era la verità. Nessun governo accettava l’abolizione del feudalesimo, i principi di eguaglianza che la Francia esportava. Era necessario il despotismo della libertà, lui stesso in stivaloni. Anche se a Bonaparte non importava nulla dei popoli a cui predicava , aveva abbandonato i suoi amati corsi, resta il fatto che per conquistare qualcosa bisognava pur sempre abbattere le vecchie monarchie ereditarie ed instaurare una nuova forma di governo.
Che poi Bonaparte si fosse perso nell’illusione di poter fare parte di quelle stesse vecchie monarchie, è un’altra storia dal sapore amaro. Fu il suo grande errore strategico, pensare che per l’appunto un signorotto come lui potesse mai venire accettato bonariamente fra i principi di sangue. Bonaparte poteva sposarsi una giovane Asburgo, incoronarsi come Carlo Magno. arrestare il papa. Sarebbe rimasto pur sempre un piccolo borghese. Il che fu la sua rovina, finì in esilio e insieme, la sua fortuna. L’epoca apertasi era appunto quella borghese. Se ne convinse un suo vecchio nemico come il Visconte di Chateaubriand che aveva sempre confidato nella sconfitta finale di Napoleone, per lo meno sino a quando lesse I Memoriale. Allora Chateaubriand si arrese. Quel testo acritico, compiaciuto e persino meschino, avrebbe reso Bonaparte immortale, proprio ora che era sotto terra.
pubblico dominio






