Carlo Rusconi, eletto all’Assemblea costituente romana e poi ministro degli esteri, scrive nelle sue memorie del 1850 che la politica della Repubblica trovava il suo senso più pieno “nell’ardimento”. Rusconi nel 1848 ha trentasei anni, un vecchio rivoluzionario insomma, costretto all’esilio fin dal 1831, quando a 19 aveva partecipato ai moti di Bologna. La sua era la mistica della Repubblica.
Carlo Armellini, ben più anziano di Rusconi e con un passato vicino al riformismo di Pellegrino Rossi, descrive la trama ideale repubblicana. “I popoli non sono proprietà, non sono prebende di una gerarchia, né dote di un sacerdozio”. Nemmeno fosse uscito dal 1793 con la berretta frigia in testa, Armellini nasce pur sempre nel 1777, credeva e certo non era il solo, che la Rivoluzione romana potesse riaccendere quella europea appena soffocata dalla reazione delle case regnanti.
Attestazioni di fede simili si ritrovano prosaicamente in tanti altri esponenti della Repubblica. Carlo Luciano Bonaparte, figlio di Luciano fratello di Napoleone, girava con la divisa della gendarmeria comunale. Aveva fatto disertare la milizia e incitava a demolire le insegne pontificie e quelle dell’Austria Ungheria. Angelo Brunetti, Ciceruacchio, fa uccidere il Rossi. Non ci sarà mai la prova, ma lo sanno tutti. Felice Orsini, arrivato ad Ancona senza un solo uomo, prese il controllo della città la stessa notte. Poi ci sono i militari veri, Angelo Masini, comandante dei lancieri della morte, carica a cavallo un battaglione francese al Gianicolo. Non se ne riconoscerà più il cadavere. Un mese per identificare il corpo del Masini, senza riuscirvi. Rispetto a tutti costoro Mazzini è una persona pacata, riflessiva. Uno che la sera ama suonare la chitarra, fumarsi un sigaro in santa pace. Scrivere lettere.
Non c’è dubbio alcuno che di sicuro Mazzini, fosse perfettamente consapevole della delicatezza in cui si trovava la situazione romana, al di là di ogni forsennato entusiasmo. La sua principale attività sono i contatti con la Francia e l’Inghilterra, le uniche potenze che possono essere amiche della Repubblica. La situazione francese, a contrario di quello che si potrebbe credere, era molto promettente dopo la vittoria elettorale di Luigi Bonaparte. C’è un tramite diretto fra due colleghi rivoluzionari attraverso il Leplessis, c’è anche il cugino del presidente francese, c’è la principessa di Belgioioso. Il corpo di spedizione sbarcato ad Ostia proviene su mandato del governo precedente. Non sapeva esattamente cosa dovesse fare. Se non fosse stato umiliato, forse non si sarebbe innescato il desiderio di rivincita del suo comandante. L’Oudinot divenne un problema serio. Paggio in Russia al seguito dell’Imperatore, figlio di uno dei suoi marescialli più valorosi, trentacinque ferite in tutte le campagne, fratello di un eroe morto sul campo in Africa, lui arrivato a sessantanni, viene subito preso a pedate da Garibaldi. C’era anche Garibaldi, che pure doveva coprirsi di gloria. Mazzini non ce l’avrà mai con Napoleone Terzo. Ce l’ha con Garibaldi.
Sulla Repubblica romana pesa tragicamente il retaggio di un’epopea passata che sembra potersi riprodurre nuovamente. Un ministro improvvisato come Alexis de Tocqueville, intravede una vendetta personale contro il giacobinismo, dimenticandosi di servire il governo del nipote di uno scherano di Robespierre. Luigi Carlo Farini, che pure non era un papista, lascia subito il territorio della Repubblica, per correre in Piemonte. Intelligente com’è, Farini capisce che non ci sarà una via di mezzo percorribile per un liberale costituzionalista. Si precipita nella prova di forza. Mazzini voleva evitarla assolutamente. Aveva già scritto, a critica della Rivoluzione francese, che la democrazia non si esporta sulla punta delle baionette. Pure sapeva che senza sufficienti baionette, la democrazia, nemmeno si difende.
Questo va tenuto a memoria della Rivoluzione romana, al di là degli elementi politici, diplomatici, religiosi che la contraddistinguono. Uno Stato disarmato, non ha possibilità di sopravvivenza alcuna, ancora meno se suscita intorno a sé formidabili passioni travolgenti. Poi potrebbe anche essere che dell’Italia di oggi, non freghi più niente a nessuno.
Museo della repubblica romana e della memoria garibaldina.







