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Tutta la famiglia Le Pen in Italia

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
15 Settembre 2023
in L'editoriale
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Conforta sapere che in un momento delicato come quello che stiamo vivendo, l’Italia possa contare per lo meno sull’amicizia di un’intera famiglia francese, come la famiglia Le Pen. Zia e nipote sono pronte a coprire la penisola, da Lampedusa a Pontida. Il ministro Salvini ha lamentato che la Francia ci tratta sgarbatamente e con sufficienza? Meno male che abbiamo il sostegno di Marine, quello di Marion. Il presidente francese Macron di tutti gli sbarchi di cui siamo stati oggetto si sarebbe dimostrato disposto ad accogliere soltanto trenta migranti. Una cifra degna di una beffa. Soltanto che se uno considera il pedigree della famiglia Le Pen nostra amica, dovrebbe farsi facilmente due conti. Se Macron accoglie trenta migranti, Marine, al limite, ne accoglie cinque e Marion presi tutti e trentacinque i rifugiati li carica su un treno e ce li rispedisce indietro. Questo davvero non si capisce della politica del governo, a parte l’essere disposto a far disputare la guerra interna della famiglia Le Pen sulla sua pelle e pazienza, l’idea che i nazionalisti francesi, o peggio ungheresi possano aiutare l’Italia sul fronte migranti meglio degli europeisti. Ma se questi ultimi ci voltano le spalle, i nazionalisti blinderanno le frontiere una volta per tutte e quel che si è visto si è visto.

Ci riflettano un momento Meloni e Salvini. Loro si sentono in grado di far affrontare all’Italia da sola il fenomeno migratorio che la riguarda? Pensano magari che bisogna schierare le cannoniere, perché i toni del ministro Salvini sono vagamente, a dir poco, minacciosi? Benissimo, nemmeno con le cannoniere fermeranno il flusso migratorio, forse lo rallenteranno un po’. Poi l’Italia non è l’Australia che può dare i migranti in pasto agli squali senza scomporsi, in Italia c’è il Santo Padre, ogni giorno sulle reti televisive di Stato con una mano carezzevole, una parola di conforto. Come la mettiamo con il Santo Padre, oltre che con le aule di tribunale se Salvini dimentica il rosario e rispolvera la divisa da capitano?

C’è un problema di instabilità radicale e profonda all’interno del continente africano ed è di questa instabilità di cui siamo oggetto, tanto è vero che il presidente del Consiglio ha lanciato il “piano Mattei”, cioè ha compreso che occorre un intervento in quei paesi all’origine per fermare la fuga dei loro abitanti. Solo che il presidente del Consiglio ha sbagliato l’indirizzo, si è rivolto alla Tunisia invece che alla Libia. Guardino meglio la cartina del Mediterraneo a Palazzo Chigi e si chiedano se una volta garantite le coste della Tunisia, che comunque non sono garantite lo stesso, possiamo dirci tranquilli. Quelle libiche sono molto più estese e nessuno al momento è più in grado di controllarle, soprattutto se nemmeno ci se ne preoccupa. Il povero Minniti era persino sceso nel deserto per mobilitare le tribù tuareg. Purtroppo se non sono affidabili gli stati nazionali, figurarsi se lo possono essere le tribù, ma per lo meno Minniti aveva compreso il problema. Il governo italiano che fa accordi con Tunisi, proprio per niente e se continua a credere che basti investire in paesi gestiti da vecchi dittatori, Saied è un nuovo dittatore, ma fa lo stesso, che magari opprimono dal secolo scorso i loro popoli, la situazione si aggraverà ulteriormente.

Le opposizioni stanno gongolando perché la presenza della famiglia Le Pen in Italia rende ancora più visibile lo scontro interno alla maggioranza, descritto perfettamente dalla posizione del vice segretario della Lega Crippa. Nessuno sapeva che esistesse questo Crippa, adesso è su tutti i giornali. Così come è su tutti i giornali la tesi del complotto contro l’Italia. Magari ci fosse un complotto, ne avremmo fatto parte volentieri pur di tenere Salvini fuori dal governo. Invece c’è solo il fallimento della politica del governo di cui fa parte Salvini ed è clamoroso al punto che arriva persino tutta la famiglia Le Pen a spettacolarizzarlo.

foto cco

Tags: italiaLe pen
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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