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Due popoli, quattro Stati

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
29 Ottobre 2023
in L'editoriale
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Conosciamo il nome della Palestina, la terra dei Filistei, dalle Storie di Erodoto. Comprenderebbe l’intera area che va dalla Fenicia all’Egitto, anticamente suddivisa fra il regno di Giudea e quello di Israele, dove degli arabi non c’è particolare traccia, se non come migranti, praticavano la sharia già allora dalla penisola arabica. Palestinesi sono parti del Libano, la valle della Bekaa, e della Siria, le alture del Golan, sicuramente. Poi vi sarebbe da discutere se con la colonizzazione romana, la provincia della Siria, a cui appartiene Damasco, possa anche essere considerata Palestina, piuttosto che cosa diversa. Per cui, con il significato greco ed insieme al significato romano, bisognerebbe esattamente conoscere anche il significato che gli arabi danno a questo nome, soprattutto perché Gaza non è mai stata Palestina, ma appunto Fenicia, e poi Egitto. Non è un problema irrilevante, perché se così come Gaza, anche Damasco, e perché mai no, Antiochia, fossero considerate Palestina, Amman lo è senza dubbio alcuno, non solo i sovrani di Giordania ed il regime siriano, avrebbero ragione di temere la causa palestinese che si rivolgerebbe contro i loro Stati, ma persino il turco Erdogan farebbe meglio a preoccuparsi. Già si lamenta dei curdi, aspetti che gli arrivino i palestinesi.

Caduto l’impero ottomano, le tribù arabe che lo avevano combattuto in quel territorio si riunirono una settimana a Damasco, dove presto si presero a fucilate. Incendiarono la centrale elettrica e si ritirarono in buon ordine nel deserto, Questo avvenne poco più di cento anni fa. Molte di quelle tribù non sono cambiate. Amano vivere alla luce del giorno, accendono un fuoco per scaldarsi, scavano un pozzo per bere e odiano i loro vicini. Nel Corano non si prescrive l’evoluzione sociale e meno che mai si pensa ad edificare uno Stato per civilizzarsi. Maometto ha tratti leggendari come Licurgo, ma non è un costituzionalista. L’idea dello Stato è tipica invece del mondo occidentale, sarà l’Inghilterra a disegnar Stati sulla vecchia Palestina romana mettendoci a capo dei sovrani disposti a mantenere rapporti positivi con i governi di sua Maestà e con i francesi secondo il famoso accordo Syke-Picot. Per quanto la Palestina greca e romana prevedeva due popoli semiti e due Stati, oggi i popoli semiti, anche gli arabi sono semiti, sono sempre due, ma gli Stati, già quattro. Israele, Siria, Libano, Giordania. Se mai se ne dovesse aggiungere un quinto bisogna ricordarsi che il secondo califfo, successo alla morte di Maometto, doveva conquistare tutta la Palestina e anche la Persia occidentale. In questo caso, stiano preoccupati persino in Iran,

Tutto questo brulichio di uomini politici ed intellettuali che dalla stampa o dalla televisione, ci dicevano di essere terribilmente addolorati per i morti israeliani del sette ottobre, che l’orrore si è radicato profondamente e indelebilmente nel loro cuore e invitavano lo Stato ebraico a non cadere nella “trappola di Hamas”, a rinunciare al sentimento di vendetta, a non attaccare Gaza, hainoi, sono rimasti delusi. Israele è uno Stato libero ed indipendente, ha il beneficio di decidere della sua sicurezza. Nelle piazze l’accusano già di crimini di guerra, si rivolgano alla Corte dell’Aja, vediamo come si pronuncerà la Corte, dopo 70 anni di attacchi ai suoi atleti, i suoi bambini, persino ai suoi vecchi paralitici in crociera.

In Italia bisognerebbe essere comunque molto più cauti nel dare consigli e nel contestare Israele, per la semplice ragione che l’Italia è uno dei pochi paesi ad aver introdotto volontariamente delle leggi razziali che hanno contribuito direttamente all’Olocausto. Gli alleati portarono a processo tutti i collaboratori di Hitler rimasti vivi per giustiziarli. In Italia non si è processato nessuno. Eliminato il duce e qualche suo gerarca per le spicce, si procedette ad una bella amnistia generale, e con la dodicesima disposizione finale della Costituzione, tempo 5 anni vengono riammessi alla vita pubblica “i capi responsabili del regime fascista”, gli stessi che in Germania erano stati tutti impiccati. Il maresciallo Graziani, arresosi agli americani tornò a farsi le sue nuotate nel mare del Circeo e mori in pompa magna con la folla dei Parioli di Roma accorsa a salutare la salma. Graziani, che aveva gasato i libici ed istituito campi di concentramento quando Hitler era ancora in galera, non si è nemmeno mai iscritto al partito fascista, era semplicemente un generale italiano che aveva giurato al re. Il professor Nolte, scrive in un suo famosissimo libro che il fascismo non poteva sopravvivere ad Hitler e Mussolini. ed era morto con loro. C’era solo uno Stato al mondo, secondo l’augusto professore, il cui regime ricostruiva il nazionalismo etnico del terzo Reich e questo fu l’oggetto di una conferenza tenuta al Senato davanti alle istituzioni della Repubblica italiana sedute compunte ad ossequiarlo nel 2003. Lo Stato neonazista, era quello di Israele. Se c’è un limite a tutto, noi in Italia con l’omaggio a Nolte, lo abbiamo superato, come pretende il Corano del resto.

Piangiamo i bambini di Gaza che stanno al buio sotto le bombe perché non sono stati evacuati apposta per quello. Coloro che combattono per la sopravvivenza lo fanno con le regole che ritengono utili darsi e se ne infischiano dei consigli, soprattutto di quelli che hanno già cercato una volta di sterminarli. Date consigli ad Hamas, ai palestinesi. Israele non ne ha bisogno, soprattutto da noi.

foto pixabey cco

Tags: La RussaNolte
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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