Tutte le notizie, i commenti e persino i filmati che si vedono su una guerra in pieno corso vanno soppesati con dovuta cautela, soprattutto quando una parte in causa si preoccupa di rifiutare il termine “guerra” e preferisce usare quello di “operazione militare speciale”. La Russia non riconosce l’Ucraina come una nazione indipendente. Storicamente l’Ucraina è stata considerata dai russi una preda o un protettorato e ritiene l’ intervento in quella Regione, un affare interno. Anche per questo Putin contava di risolverlo senza interferenze e probabilmente persino sfruttando una qualche collaborazione locale.
Coloro che sono convinti della supremazia militare russa, ve ne sono anche fra gli analisti della Cia, non si scompongono perché la Russia abbia cambiato gli obiettivi strategici, anzi. La capacità di mutare strategia con una aggressione in corso è secondo costoro la dimostrazione migliore della forza di un avversario. Se la Russia non fosse forte, fallito il suo obiettivo principale, avrebbe mollato la presa e non datosene un altro. L’obiezione a queste convinzioni si fonda sul fatto che è troppo sproporzionato il confronto fra aggressore e aggredito. La Russia è uno Stato sovrano belluinamente attivo dai tempi del suo primo Zar, Ivan IV, seconda metà del Cinquecento. L’Ucraina dispone di un esercito, che non aveva mai combattuto finora, solo dal giorno della sua indipendenza, 31 anni esatti. Non si tratta solo di dimensioni e di forza ma di prestigio. Un esercito che dispone di una tradizione è stato messo in scacco da uno completamente improvvisato.
Con le vittime sul campo di battaglia di ufficiali, soldati e mezzi russi, si aggiungono quelle nei palazzi di Mosca. Stalin epurava militari vincenti, come Tukacevsky. Putin elimina i perdenti. Una differenza importante per la quale l’Unione sovietica era talmente potente da non aver bisogno dei suoi migliori generali, quando la Russia di oggi appare talmente debole che deve dotarsi di nuovi quadri militari. Le epurazioni di Putin sono dunque una mossa rischiosa. Da una parte rivela una debolezza, dall’altra pone un problema di adeguatezza. Dispone di un solo precedente storico, quello di Hitler che rimuove i suoi generali per assumere il comando sul campo. Ovvero pochi mesi prima della catastrofe della Germania. Va detto che Hitler, a furia di occuparsi di questioni militari dal 1939 aveva assunto una qualche competenza. Putin, non ne ha nessuna.
La situazione sul fronte si presenta persino peggio per il Cremlino. Ammesso che finalmente Mariupol sia stata conquistata e questo dopo averla ridotta in macerie, l’avanzata russa assomiglia più ad un trinceramento su una linea di confine che non comprende nemmeno Kharkiv. Il che significa non essere stati capaci, in più di ottanta giorni, non di non essere arrivati a Kyiv, ma di non aver nemmeno pacificato il Donbass. Se si vedono i territori controllati dai russi, vi è da chiedersi se valesse poi la pena di compiere un tale ambaradan. Per controllare il mare di Azov, non è che c’era bisogno di Mariupol, la Crimea dovrebbe essere sufficiente. Se si tratta invece di controllare il Mar Nero, serve Odessa.
Questo è il vero problema del cambio di strategia di Putin. La Russia può non prendere Kyiv, può anche non tenere Kharkiv, parliamo dei principali centri abitati dell’Ucraina, pazienza. Non può invece rinunciare ad Odessa, perché altrimenti a cosa è servita la mobilitazione di duecentomila uomini? A catturare i duemila miliziani della Azov? Ammesso che alla Azov fossero davvero nazisti e avessero commesso atrocità sulla popolazione russofona, bastava far fuori con un drone il comandante e qualche soldato. Non c’era bisogno di distruggere interi centro abitati dove della Azov non hanno mai visto nemmeno l’insegna.
Ecco il muro di cui ha parlato anche il presidente del Consiglio italiano che avrebbe voluto portare al tavolo della pace Putin. Senza Odessa, Putin non può trattare nessuna pace. E a distanza di più di due mesi tutti oramai hanno capito che Putin Odessa non la può prendere, se non ad un prezzo ancora più alto di quello pagato per avere Mariupol. A quel punto, come penserebbe di riuscire a tenerla?
Il secondo fattore relativo alla pace riguarda la disponibilità degli ucraini a trattare. Zelensky può mobilitare un milione di uomini ed armarli con forniture occidentali migliori di quelle russe. Se mai Odessa venisse attaccata e cadesse, gli Ucraini se la riprenderebbero. Da qui le ragioni dei pessimisti, che ritengono come la guerra possa durare anni. Poi ci sono gli iperpessimisti come Travaglio che temono persino l’incidente nucleare. Gli ottimisti invece pensano che la guerra si possa concludere molto rapidamente. Ovvero quando la frustrazione russa porterà alla eliminazione di Putin da parte dei suoi stessi comandi, quelli consapevoli che se non vincono una operazione militare speciale, si devono guardare bene dall’intraprendere un’opzione atomica, quando si è oramai cacciati in un angolo.







