Nel suo Esprit de lois, Montesquieu spiega la sostanziale differenza di valori della società aristocratica da quella repubblicana. La prima si fonda sull’onore, perché discende dalla volontà di un monarca. La seconda sulla virtù, perché deve camminare sulle sue sole gambe. Il fatto che nel nostro ordinamento si preveda ancora un “giurì di onore” alla Camera dei deputati, dipende dall’eredità monarchica sopravvissuta fino alla metà del secolo scorso. In genere, poi, coloro che sono usi alla vita della democrazia repubblicana non ricorrono ai giurì d’onore, evitano persino il ricorso alle querele, preferendo difendere i propri atti e le proprie parole da sé. Ciononostante, mai il giurì d’onore desse ragione al presidente Meloni che ha accusato il suo predecessore di aver autorizzato il mes di notte, costui avrebbe sempre fatto meglio di chi ha bocciato il mes in pieno giorno.
A distanza di qualche settimana dal voto del Parlamento sul mes, è evidente che il presidente del consiglio e la sua maggioranza non si è ancora resa conto di cosa ha fatto, ovvero qualcosa che nemmeno l’Ungheria di Orban, che il mes l’ha ratificato eccome, ha osato. Il collega Paragone, esterrefatto, ha sciolto il suo folkloristico movimento “No euro” per l’occasione, che per l’appunto, gli è parsa storica. L’Italia, un paese fondatore si è posto con quel voto fuori dai trattati sottoscritti. Beata l’ingenuità dell’onorevole Meloni che spiega come questa sia l’occasione per ridiscutere una misura che ritiene sbagliata. Evidentemente non sa di cosa parla. Questo è stato il momento nel quale l’Unione europea sa di non potersi più fidare degli impegni presi dall’Italia. Tu ratificavi il mes, come eri obbligato a fare, non lo applichi, come è lecito e lo discuti nelle sedi preposte, come è consentito. Questa era la strada tracciata dall’integrazione europea. Quella intrapresa dal governo Meloni è una rotta che non si sa dove possa portare. Per ora solo al discredito nei nostri confronti.
Probabilmente l’Unione europea si rende conto perfettamente di come le trasformazioni politica avvenuta in Italia, dove sono nati in meno di vent’anni tre nuovi partiti per di più in contrapposizione a quelli storici che si erano spesi per la fondazione dell’Europa, fosse destinata a complicare quanto intrapreso. Infatti. il governo italiano si è riparato per la sua scelta, dietro al voto del Parlamento, quel Parlamento che si vuole ammansire con la riforma del premierato, è utile quando si tratta di allontanare il peso delle responsabilità del presidente del Consiglio. Una soluzione destinata ad aggravare ulteriormente la posizione dell’Italia rispetto ai nostri partner continentali. D’altra parte nulla impedisce all’Italia di sentirsi stretta nelle regole europee, il governo ha rifiutato finora persino di sottomettersi alla normativa sulla concorrenza, ed è perfettamente libero di cercare un nuovo orizzonte dove collocarsi come preferisce. Resta il fatto che l’Italia è pur sempre stipata nel Mediterraneo, posizione che pure consente un particolare riverbero. Nulla può poi escludere che la prima grandezza del governo Meloni, non sia tale da convincere l’Europa a cambiare percorso, ad uniformarsi magari alle magnifiche idee e convinzioni che albeggiano nei palazzi romani. Spediamo tutti i migranti clandestini in Albania! Una grande trovata. Facciamo 14 miliardi di debito all’anno, cosa importa. Nessuno ci impone di restare nella nebbiosa Europa. Se ci piace la Tunisia, la Libia, magari il Congo, vorrà dire che cercheremo un nuovo posto al sole, o che ci saremo spediti con un calcio. Oppure bisognerà darsi a breve un nuovo governo.
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