“Mai svegliare la Cina dal suo sonno”, Bonaparte
Nel caso non fosse abbastanza evidente, il nuovo anno, dopo nemmeno dieci giorni, è molto peggio di quello vecchio appena concluso. La guerra a Gaza rischia di aprire un fronte nel sud del Libano e già se ne è aperto uno sul mar Rosso, dove è coinvolta la nostra marina, seppure con una sola fregata. Entrambi gli scenari comprendono l’Iran che nemmeno a dirlo ha subito un attentato piuttosto inedito da parte dell’Isis. Forse un sospeso della guerra in Siria, forse un avvertimento per altro. Sul fronte ucraino, l’esuberanza dei bombardamenti russi potrebbe coinvolgere direttamente i paesi Nato confinanti, innescando una più estesa fase del conflitto. Tutto questo non bastasse, la Corea del Nord che ha già fornito missili scadenti alla Russia, sembra un barilotto sul punto di esplodere e questo significherebbe svegliare la Cina, che pure sta sognando un Taiwan riunificato.
Una simile condizione mondiale dovrebbe imporre ai ministri della difesa dell’Occidente uno scrupoloso riserbo. Le loro eventuali parole possono essere ascoltate da milioni di orecchie e mal interpretate o comprese, anche la lingua conta, e poi non servono certo i commenti dei ministri. Servono le proposte e anche le dimensioni. Stati nanerottoli, non sono mai stati quelli che aderiscono al Brics, ma alcuni europei che magari si montano la testa. L’Ungheria, ad esempio, non conta venti milioni di abitanti. L’Italia, se il mondo andasse alla guerra, come riterrebbe di affrontare la situazione, introducendo il premierato? L’autonomia differenziata? E perché mai no allora ripristinare il re, affidarsi al brigantaggio. Tutti i paesi che non raggiungono nemmeno settanta milioni di abitanti devono chiedere l’unificazione continentale, ed un esercito comune autosufficiente, ovvero stabilire da subito un asse franco tedesco, dove i francesi hanno ancora un esercito ed i tedeschi l’industria. Se poi si vuole ammodernare quest’asse, si riporta dentro l’Unione europea l’Inghilterra, affidandole il comando militare che il suo arsenale è più aggiornato di quello di Parigi. Solo in questo modo l’Italia eviterebbe di ritrovarsi nel mezzo di una guerra con un capo di Stato maggiore dell’esercito, divenuto famoso per i successi letterari. Uno può dire scusate ma non c’è apposta la Nato? Certo, se la Nato non si dimostrasse insufficiente nel caso che gli Stati Uniti d’America ritenessero lo scenario europeo di seconda importanza rispetto a quello del Pacifico. Gli Usa potrebbero benissimo decidere di investire lì tutte le loro risorse ritenendo la Russia un problema minore ed attenzione a pensare che questa sarebbe la politica di Trump, perché questa fu la politica di Obama a cui non importò nulla dell’occupazione della Crimea e che fece difendere l’ambasciatore Stevens a Bengasi da 50 navy seals 50, senza manco un elicottero, un carro armato, messo di supporto.
Ha ragione il ministro Crosetto, nella sua spumeggiante intervista rilasciata al Corriere della sera, l’Occidente non è Hulk, un super eroe da fumetto. Per la verità nemmeno lo è mai stato. Fino al 1945 l’Occidente ha vissuto una guerra civile iniziata ben prima del 1791. Dopo il 1945 lo si ritenne inferiore al blocco socialista della cortina di ferro, impotente a Praga, sconfitto in Vietnam, umiliato in Libano. In Italia avevamo famosi intellettuali pronti a scommettere sul crollo del capitalismo nel 1983, cioè quando trionfava la signora Thatcher. Quasi non si credeva che cadesse il muro di Berlino invece dell’orologio di Wall Street. Da quel momento sono arrivati prima gli attentati alle Torri Gemelle e poi il covid, dove si sono visti paesi pronti a rinunciare ai diritti conquistati per salvare la vita dei possibili malati. Sparta sacrificava i malati, per salvaguardare il suo diritto di conquista. Roma fece lo stesso. Tanta debolezza manifesta odierna, è invece un buon motivo per tacere e lavorare ad un piano di difesa comune ed integrazione politica il prima possibile. Siamo già in ritardo davanti agli avvenimenti di questi soli otto giorni e ci manca il confronto Meloni Schlein mentre la terra precipita nella sua nuova Odissea.







