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Se l’America cambia rotta

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
12 Gennaio 2024
in L'editoriale
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Dal dicembre scorso questo giornale ha scritto che la situazione dell’Ucraina si sarebbe fatta delicata, principalmente a seguito della scelta di lanciare una controffensiva che la Nato non aveva incoraggiato e nemmeno appoggiato. La Nato non ha nessun ruolo attivo nella guerra e non può averlo, Zelensky che è sostenuto dalla Nato, deve saper valutare la situazione sul campo e quindi capire che l’Ucraina non disponeva dei mezzi sufficienti per una controffensiva. Kyiv che aveva un esercito con sagome di cartone invece di fucili,fino a due anni fa, dispone grazie alla Nato solo di mezzi difensivi e non avendo truppe Nato, o di altri paesi a suo sostegno, conta solo sui suoi effettivi. L’unica possibilità per cui una controffensiva in queste condizioni riuscisse era che l’esercito russo fosse in rotta, cosa che in parte è avvenuta, le posizioni russe sono arretrate di decine di chilometri, la flotta si è ritirata dietro la Crimea, ma i territori controllati dai separatisti sono fortificati, è stata fatta saltare la diga di Kherson, Putin si è assicurato armi iraniane e nordcoreane per gestire una fase in cui ha sprecato missili a iosa e senza costrutto. Di conseguenza, gli ucraini senza aviazione, senza marina e con carri inadeguati, i Leopard tedeschi non sono adatti ad un terreno frastagliato come quello delle campagne ucraine, hanno bisogno di spazio di manovra, la famosa controffensiva si è rivelata un buco nell’acqua, tale da consentire persino una ripresa di attività dei russi ad est.

Sotto l’aspetto militare c’è una questione politica. L’America non condivide l’obiettivo di Zelensky di liberare l’Ucraina. L’America con Obama, non con Trunp, ha di fatto accettato il colpo di mano in Crimea e non ha mai messo in discussione i territori contesi nel Donbass. Non gliene importa niente. Non si tratta di giudicare se l’America abbia torto o ragione. Si tratta di capire che per gli Stati Uniti l’Ucraina non è un alleato e fino al 1991 era considerata parte subordinata della Russia. La politica statunitense segue pur sempre lo schema di Yalta, aiuta volentieri i paesi che escono dalla cortina di ferro, ha aiutato la stessa Russia costantemente e appunto per questo il suo interlocutore principale resta la Russia, l’alleato della seconda guerra mondiale. Zelensky, che non dispone poi una statura così considerevole nello scenario politico internazionale, non lo ha compreso, come non ha compreso che il parere di Kissinger sulla tregua, era il fondamento della politica estera statunitense con l’est europeo. A questo si aggiungono i due anni di guerra catastrofici condotti dai russi, oltre ogni possibilità di immaginazione, peggiorati dal fatto che al Cremlino nemmeno si accorgono della figura rimediata e continuando a minacciare alla prima occasione l’arma atomica si scavano la fossa da soli. Se c’è qualcosa di cui l’America non ha paura è l’arma atomica, essendo l’unico paese che finora ha saputo impiegarla con efficacia e disponendo di un potenziale balistico che sovrasta quello russo di 70 a tre. Fosse altrimenti ci sarebbe ancora l’Unione sovietica.

La peggiore notizia per Zelensky è che Biden è un presidente in scadenza e che la prossima amministrazione statunitense alle sue coordinate sull’est europeo aggiungerà le considerazioni su questi due anni di guerra n Ucraina che già influiscono sul voto mancato a favore dei finanziamenti. Una Russia che non è capace di prendere l’Ucraina, dal punto di vista comune del cittadino statunitense una sua regione ribelle, come potrebbe mai attaccare direttamente la Nato? Anche aprendosi un accesso importante verso il Mediterraneo, Odessa, basterebbe Malta per bloccarla, senza contare che i Turchi con i russi in Ucraina smetterebbero di scherzare. C’è anche questo aspetto da considerare, la Crimea in mano ai russi era uno sgarbo di Obama ad Erdogan. Se i russi arrivassero davvero anche ad Odessa, la Turchia penserebbe meglio al suo appoggio nei confronti di Hamas.

L’interesse americano si sposta rapidamente in medio oriente ed in particolare nel Mar Rosso, dove è stata sequestrata una sua petroliera da parte di milizie iraniane. Questo scenario è molto più problematico perché il Mar rosso rappresenta un collegamento all’oceano Pacifico. In queste condizioni non è affatto detto che la stessa Nato resti una priorità per l’America, soprattutto se l’impegno della Nato si rivolge verso soggetti che poi decidono completamente di testa loro, ignorando le proprie possibilità. Per questa ragione l’Europa deve più pensare a se stessa in termini di capacità di armamento e di difesa. I russi, anche se sono ubriachi, appena possono provano prenderti alla gola e nemmeno Napoleone è riuscito a tenere a bada i russi, solo gli americani.

Tags: BidenZelensky
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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