Il presidente di Italia Stato di Diritto, l’avvocato Guido Camera, ha commentato per La Voce Repubblicana l’attuale situazione della Giustizia italiana.
Guido non ti sembra un po’ curioso ridiscutere a distanza di vent’anni la sentenza dell’omicidio di Erba?
Per la verità no, nel senso che la difesa si è sempre opposta al giudizio di colpevolezza, contestando sia la confessione dei suoi assistiti, come se fosse indotta, sia le prove genetiche, che sono sempre materia controversa. Il fatto che un membro dell’accusa sia favorevole all’istanza di revisione è un aspetto rilevante che va tenuto in considerazione.
Vent’anni dopo, non sarà un po’ troppo tempo? Sembra di essere in un romanzo di Dumas
Honny soit qui mal y pense. Il codice di procedura penale lo consente. La casistica della cronaca giudiziaria è sempre complessa e controversa. Se però si rivelassero innocenti dopo il nuovo processo, meglio tardi che mai. Ci sono infatti innocenti ai quali questa opportunità è stata negata. Il merito va anche all’attenzione dell’opinione pubblica a questo processo, che in altri non c’è stata.
Allora non ti è parso curioso che un ministro della Difesa abbia detto che il governo di cui fa parte può cadere solo per un’offensiva giudiziaria? Quasi i magistrati disponessero dei cannoni.
Mi aspettavo che il ministro della Difesa, che si era reso disponibile a rendere conto delle sue affermazioni, venisse convocato nelle sedi istituzionali, all’interno del Parlamento, preposte. Invece lo ha convocato la procura di Roma, il che in effetti mi risulta poco comprensibile. Non saprei dire infatti a che titolo e su che presupposti si possa essere svolta una simile convocazione.
Il ministro ha denunciato una presa di posizione di un’associazione di magistrati per lo meno discutibile, per non parlare del magistrato della Corte dei Conti che si leva contro il governo
Una parte della magistratura è politicizzata, lo si sa, d’altra parte come si fa ad impedire ad un magistrato di essere anche un comune cittadino? Nello Stato di diritto, quando il giudice indossa la toga però deve applicare solo la legge, non fare militanza. Questo è il problema.
Almeno si potrebbe rilanciare la separazione delle carriere
Per carità io sono favorevolissimo a riguardo, ma temo che non basterebbe. La questione prioritaria per la Repubblica sono i poteri del parlamento. È dal 1992 almeno che sono stati sovrapposti dall’autorità giudiziaria ed il conflitto non si è mai placato. Non si può dire però che sia colpa dei giudici. Siamo noi – e anche i politici che non hanno mai smesso di cavalcare il giustizialismo, il più delle volte per mera convenzionata elettorale – che abbiamo delegato ai giudici di colmare un vuoto di potere, e loro, beh, non si sono tirati indietro.
Allora cosa bisogna proporre?
Per prima cosa che i magistrati devono lasciare gli incarichi ministeriali. Dai ministeri le leggi le scrivono loro, e indeboliscono ancora di più il principio di separazione dei poteri, visto che poi anche le applicano. Bisogna ripristinare lo Stato di diritto, cominciando dalle prerogative del Parlamento. Le leggi le deve scrivere il Parlamento autonomamente e solo in casi eccezionali il Governo, come è scritto in Costituzione. Una volta in Parlamento al limite c’erano i migliori giuristi, non i giudici.
Ci stai dicendo che i magistrati hanno assunto un ruolo un po’ troppo invasivo?
Guardate anche solo il caso Ferragni. Magari è materia per l’antitrust. Invece interviene subito la procura, quasi che quale che sia la questione etica sia suo dovere intervenire.
La santa Inquisizione.
Magari esageri. Diciamo che le procure si sentono chiamate a ristabilire i canoni etici e morali della vita pubblica. Non credo che sia questo il loro compito, che è quello di applicare il Codice penale.
Non hanno certo preso bene l’intervento del governo sull’abuso di ufficio.
Mi dispiace molto, ma sono anni che sostengo che quel reato non va abolito ma riscritto, proprio per evitare che un ufficiale giudiziario possa commettere un errore di stima, senza però inseguire un interesse privato, cosa che pure può accadere. Devono rimanere penalmente rilevanti solo prevaricazioni gravi e conflitti di interessi. Ma un pubblico ufficiale non può finire sotto processo ogni volta che sbaglia. Soprattutto di fronte a una legge sempre più complessa e farraginosa.
Poi ci sono le intercettazioni
Il governo fa bene a limitarne l’uso, ed anche il principio di evitare la diffamazione a mezzo stampa va considerato. Semmai bisogna preoccuparsi di consentire la pubblica informazione, alzandone il livello: ci sono delle sentenze della corte costituzionale a riguardo che dovrebbero ispirare governo e parlamento.







