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Il 14 luglio non è solo la festa nazionale della Francia: è la data simbolica della nascita dello Stato moderno, dei diritti dell’uomo, della cittadinanza attiva. È il momento in cui i principi dell’Illuminismo — Libertà, Uguaglianza, Fratellanza — si sono fatti carne e sangue nelle piazze di Parigi, realizzati anche grazie all’impulso della Libera Muratoria, che da tempo li coltivava come orizzonte ideale.
La Rivoluzione Francese ha segnato l’inizio di un’epoca nuova, e il mondo laico liberal-democratico e repubblicano, compreso il nostro Paese, ne porta ancora oggi l’eredità. Anche il Partito Repubblicano Italiano, fin dalla sua nascita, ha visto nella Francia la patria dei valori repubblicani e della laicità: un modello talvolta discusso, ma mai indifferente.
Con la Francia abbiamo vissuto una lunga altalena di amore e diffidenze, tra ammirazione e differenze culturali, ma c’è sempre stato, e ci sarà sempre, un dialogo continuo. Un dialogo talvolta ferito anche dalla storia: come dimenticare, ad esempio, il 1849, quando proprio la Francia, repubblicana di nome, fu protagonista della repressione della Repubblica Romana, tradendo, nei fatti, una repubblica sorella e soffocando nel sangue un’esperienza che incarnava gli stessi ideali di libertà e autodeterminazione.
Eppure, nonostante gli errori e le contraddizioni, oltralpe c’è una nazione sorella, che condivide con noi una certa idea di civiltà, di Europa, di futuro.
E oggi la Francia non è solo memoria rivoluzionaria. È una delle colonne portanti dell’europeismo, l’unico Paese dell’Unione a sedere stabilmente nel Consiglio di Sicurezza dell’ONU e, non da ultimo, una potenza nucleare. Una realtà che impone all’Europa una riflessione strategica: non è più rinviabile il passaggio da un’unione economica a una vera Europa politica, capace di parlare con una voce sola, difendere i propri valori e costruire una comune sovranità.
I nuovi scenari internazionali, dal conflitto russo-ucraino al caos crescente in Medio Oriente, fino alle tensioni con l’Iran, pongono minacce reali alla pace e alla sicurezza dei Paesi europei. In questo quadro, l’Europa ha anche la responsabilità di preservare l’esistenza e la sicurezza dello Stato di Israele, presidio democratico in un’area instabile, pur non ignorando gli errori gravi e le derive dell’attuale governo. Difendere Israele non significa tacere sulle sue contraddizioni, ma riconoscere il suo diritto a esistere in sicurezza come parte integrante di una visione di stabilità regionale.
In questo contesto diventa ancora più urgente rafforzare la posizione euro-atlantica in chiave multilaterale, ma anche costruire una vera autonomia strategica europea, per non cedere all’incertezza e ai rischi delle politiche avventate di Trump, che minacciano di compromettere l’equilibrio atlantico e isolare l’Europa in un mondo sempre più instabile. Serve fermezza, visione e una leadership europea capace di agire, non solo reagire.
Se vogliamo che Libertà, Uguaglianza e Fratellanza non restino parole incise nei libri di storia, dobbiamo renderle strumenti vivi di convivenza e progresso. Anche e soprattutto attraverso un’Europa unita e autorevole. Il PRI questo lo ha sempre sostenuto: senza una vera unione politica, l’Europa resterà incompiuta.
Guardare alla Francia del 14 luglio è anche un invito a completare quel disegno, nel nome dei valori che ci accomunano da oltre due secoli. Liberté, Égalité, Fraternité. Et Unité.
Museo del Risorgimento Mazziniano Genova







