Per quanto possa essere altamente encomiabile il progetto del governo italiano di stabilizzazione politica ed economica del continente africano, vi sarà pure la consapevolezza che anche il “piano Mattei” più incisivo ed efficace richieda necessariamente dei tempi medio lunghi per avere dei risultati apprezzabili. Tanti sono i paesi africani e le criticità da affrontare, che sarebbe da matti pensare il contrario. Il solo processo di stabilizzazione della Libia potrebbe ancora richiedere un’altra ventina d’anni e, ovviamente, se non si è riusciti a stabilizzare la Libia che si raggiunge con tre ore di navigazione, figurarsi il tempo necessario per stabilizzare e risollevare la Somalia. Poi c’è l’Angola, il Niger, il Congo e quant’altro.
Il governo italiano mostra una lungimirante perspicacia, voler aiutare gli africani nei loro paesi di appartenenza è indispensabile perché questi non si spostino presentandosi da noi che non siamo capaci di gestirli. Purché la benevola e disinteressata preoccupazione del governo italiano non venga interpretata nel modo per cui fino a quando i popoli africani non si potranno aiutare a casa loro, bisognerà aiutarli qui da noi, e quindi che il flusso migratorio non sia destinato ad aumentare ulteriormente proprio causa l’annuncio lanciato di benevoli intenzioni. In ogni caso, va anche detto che fino a questo momento i flussi migratori continuano lo stesso e la politica di contenimento italiana, fra Tunisia ed Albania si è già rivelata completamente inconsistente. Poi per carità, è vero che il governo ha posto la questione al centro dell’Europa, tutti i paesi sono coinvolti, eccetera eccetera. Intanto i migranti sbarcano in Italia, mica in Lussemburgo.
A onore del vero, Mattei aveva degli obiettivi più limitati, il suo piano originale era legato alla ripresa e allo sviluppo dell’Italia, che a volte, si ha come l’impressione, questo governo consideri già realizzata ampliamente, grazie ai soli provvedimenti presi in questi due anni. Certi ministri ed esponenti della maggioranza, assicurano che sono stati fatti tali passi da gigante, da poterci permettere tranquillamente di aiutare l’Africa tutta intera. Lungi da noi l’intento di voler frenare simili magnifiche sorti progressive, eppure un qualche dubbio va pure confessato. Il prodotto interno lordo previsto dal governo è superiore a quello stimato dagli istituti internazionali, e gli aumenti degli stipendi vantati dal governo, sono già stati mangiati dall’inflazione. C’è un problema di disoccupazione e di povertà latente e purtroppo non sono incoraggianti affatto i piani di privatizzazione immaginati, che se mai saranno realizzati, riducono il valore delle proprietà dello Stato, senza soddisfare le esigenze di cassa. Questo mentre il piano di nazionalizzazione dell’Ilva sta portando alla chiusura di un comparto che da solo rappresenta lo 0,5 del Pil nazionale.
Per citare l’amico ravennate Gianantonio Mingozzi, le bollette sono più care e le estrazioni delle piattaforme rimangono ferme. Non era stato il ministro Picchetto Frattin e chiedere di riaprirle? Non era questo il governo che voleva riallacciare i fili dell’energia nucleare? Per Mattei era la capacità di disporre di risorse che andava posta alla base dell’indipendenza e della salute di una nazione. Stranamente questo governo che vuole portare Mattei agli africani, non fa niente che possa ricordare il ruolo di Mattei svolto per gli italiani. Disgraziatamente, nell’universo mondo è più facile incontrare dei mitomani che dei Mattei.
Galleria della presidenza del Consiglio dei ministri







