Le parole del presidente della Commissione europea von der Leyen rese al vertice di Davos segnano inequivocabilmente la posizione della politica dell’Unione europea, tale da far si che l’Europa si considera in prima linea nella guerra. L’aggressione all’Ucraina non rappresenta solo una minaccia a quel paese o ai nostri, ma una minaccia per “l’intero ordine internazionale”. Sulla base di una simile valutazione, l’Unione europea rivolge un appello a contrastare l’aggressione della Russia come “un compito per l’intera comunità globale”. Il passaggio cruciale dell’intervento del presidente von der Layen è che “noi faremo tutto quello che possiamo per aiutare gli ucraini a vincere e a riprendere il futuro nelle loro mani”. Per la prima volta nella sua storia l’Unione europea ha fornito ufficialmente aiuti militari a un Paese sotto attacco estraneo alla sua comunità. Come ha sempre ricordato la von der Layen, con le armi è stato mobilitato tutto il potere economico, per impoverire la Russia e fermare la macchina da guerra del Cremlino.
Ciononostante a distanza di due mesi dalla prima invasione, la Russia ha continuato l’offensiva anche se limitata al Donbass, dove si vede replicare il modello Mariupol, ovvero distruggere i grandi centri abitati, massacrare la popolazione civile non russofona e deportarla. Perché questo è quello che è avvenuto a Mariupol ed è quello che si prefiggono i militari russi su scala più larga nella striscia di territorio che servirebbe loro ad assicurare l’indipendenza delle due presunte repubbliche autonome. Gli sforzi dell’Unione europea e quelli degli anglo americani che sono in perfetta sintonia hanno fermato l’invasione russa in Ucraina, ma non sono riusciti a far ritirare i russi e nemmeno a impedirgli di continuare i bombardamenti, anche se sempre con maggiore efficacia, dalla distanza.
Von der Layen non ha proposto una qualche intermediazione o un compromesso negoziale. Avrebbe potuto dire che la priorità dei paesi Ue fosse ad esempio il raggiungimento della pace, come dice il Santo Padre. Ha detto invece che la UE vuole la vittoria dell’Ucraina e che dalla vittoria dell’Ucraina dipende l’ordine internazionale. Per questa ragione bisogna incominciare a chiedersi se sia sufficiente il solo rifornire di armi l’esercito ucraino e speriamo dei necessari consulenti militari per potere disporre con efficacia queste armi o se invece non serva un intervento immediato dei paesi europei accanto alle truppe ucraine. Come si capisce è una questione molto delicata ma che i comandi europei devono pur porsi. Dal momento che, non è stato indicato un timer alla vittoria dell’Ucraina, potrebbe ottenersi anche fra dieci anni, ma se si è convinti che questo Stato debba vincere, dal nostro modesto punto di vista, dieci anni, ma anche solo due, sarebbero troppi.






