Per chi come Henry Kissinger seppe portare al tavolo degli accordi di pace Le Duc Tho e la cricca militare che dominava spietatamente il Vietnam del nord, e anche un Sadat che era erede, lui davvero, della tradizione nazionalsocialista nasseriana, deve apparire un gioco da ragazzi una trattativa negoziale con la Russia di Putin. Tanto che ascoltando l’intervento dell’anziano segretario di Stato di Richard Nixon a Davos, viene spontaneo chiedersi se davvero, non poter contare sullo scacchiere diplomatico occidentale di un’intelligenza come Kissinger, Putin si formò alla sua scuola internazionale e lo conosce benissimo, ci ha posto in una situazione complicata come l’attuale. Poi Kissinger ha tralasciato il fatto che il Vietnam del nord, alla prima debolezza dell’amministrazione statunitense strappò il trattato di pace di Parigi, ma è anche vero che invece Sadat mantenne quello del Cairo, al costo di rimetterci la stessa vita. E però Kissinger ricorderà perfettamente che entrambi i due Stati, Vietnam del Nord e Egitto, si ritrovarono alle trattative solo grazie una pesante sconfitta militare, che li aveva costretti ad accettare le offerte da Washington. La situazione della Russia è diversa, perché per quanto persa catastroficamente la guerra in Ucraina ne ha subito aperta un’altra con successo nel Donbass, per cui praticamente Kissinger ha chiesto una trattativa a perdere, tant’è che il piano di pace recapitato a Mosca redatto dal governo italiano è stato subito rispedito al mittente. Fino a che Mosca non vedrà con chiarezza la sua armata nel Donbass annientata, non siederà a nessun tavolo di pace. Sotto questo profilo averle consentito di prendere Mariupol e adesso di cingere d’assedio l’est della Regione non permette nessuna ipotesi diplomatica seria, nemmeno se il dottor Kissinger riprendesse il servizio attivo.
Piuttosto c’è da credere che Putin abbia colto una qualche debolezza del fronte occidentale, non solo per le voci dissennate che possono levarsi contro la Nato da forze politiche globalmente irrilevanti come quelle che lo fanno in Italia, ma dalla scelta dei governi, incluso quello statunitense di consegnare all’Ucraina un arsenale limitato. Cioè nel complesso l’Occidente ha fatto esattamente quello che chiedono di fare gli sventati che vogliono limitare il potenziale offensivo tanto che c’è da credere che gli armamenti più efficaci siano provenuti a Kyiv dalla Turchia, non propriamente un campione occidentale. Va anche detto che Biden si deve essere accorto della questione tanto da aver promesso armi più moderne. Senza quelle armi noi assisteremo al rischio di realizzarsi un successo di Putin nell’area attualmente sotto attacco che prevede la distruzione della città e l’epurazione della popolazione ucraina a vantaggio della minoranza russofona, ovvero una strage di massa.
Il Vietnam del Nord annichilito il Sud, avrebbe volentieri aggredito anche la Tailandia. Solo l’invasione della Cina fermò Hanoi la cui capacità bellica non poteva sostenere un secondo fronte. La minaccia cinese consentì l’evoluzione finanziaria di un regime tanto arretrato. Ma la Russia che è militarmente ben più potente del Vietnam del Nord, perché mai dovrebbe accontentarsi del mare di Azov? A parte che con l’Isola dei serpenti nelle sue mani, ha uno sbocco diretto nel Mar nero, che resta una sua priorità. Tanto è vero che i più preoccupati con gli ucraini, sono i moldavi e gli slovacchi convinti che l’appetito vien mangiando. E la Russia ha già minacciato con un personaggio come Kadirov la Polonia. Per lo meno la pace si dovrebbe trattare sul cadavere di Kadirov.
C’è dunque da temere un difetto nel discorso di Kissinger a Davos dato dalla mancata considerazione del mondo globale rispetto a quello diviso in blocchi della sua epoca. Allora le dittature e i loro satelliti erano rigidamente costretti dalla linea di spartizione geografica tracciata con la matita blu a Yalta da Stalin stesso. Oggi non vedono nessun confine alle loro imprese se non quello posto dalle reciproche ambizioni. I cinesi sono da sempre attratti da un’espansione commerciale, e la loro è principalmente una sfida strategica di tipo economico. I russi hanno sempre e solo concepito le relazioni politiche sulla base della reciproca potenza militare. Si possono contenere solo con le armi sul campo e bisogna che l’effetto di queste armi sia letale.







