Il saggio scritto da Immanuel Kant nel 1795, “Per la Pacer Perpetua” stabilisce una condizione fondamentale capace di segnare la storia europea contemporanea. Solo delle Repubbliche confederate, libere ed equali possono sancirla. Kant guardava al trauma delle corti del vecchio continente davanti alla rivoluzione in Francia e presagiva che senza la possibilità di superare indistintamente quei regimi decadenti in un’organizzazione dello Stato, come quella che si stava definendo a Parigi, l’ Europa avrebbe continuato a combattere. Il trattato di Kant era semplicemente l’esercizio di un filosofo che non ha nessun modo di sapere come realizzare una forma politica, ma che vede che questa si sta annunziando. Il progetto napoleonico, di fare degli Stati europei una confederazione di regni governati dalla stesso sangue, il suo e quello dei suoi famigli, era un tentativo kantiano, il che la dice lunga su quali difficoltà tale progetto originale potesse incontrare.
Anche il lungo periodo di pace vissuto dall’Europa, unico nella sua intera storia, dal 1945 al giorno dell’invasione in Ucraina, nasce su una precondizione di tipo kantiano, ovvero che per lo meno i paesi dell’Europa occidentale assumessero un profilo repubblicano sotto l’influenza degli Stati Uniti d’America. Ci sono ancora oggi delle corone in Europa ma sono prive di qualsiasi potere politico. Senza realizzare ovunque l’egemonia statunitense, si era per lo meno definito un confine tra gli stati europei dell’ovest, che sono vissuti in in pace e quelli dell’Est che pure hanno visto continuare la guerra continentale, L’invasione dell’Ungheria prima, quella della Cecoslovacchia, poi sono atti di guerra, come atti di guerra vanno considerati, la lunga occupazione della Polonia e della Germania est. Pensare che una volta caduta l’Unione sovietica, la Russia si sarebbe democratizzata e avrebbe preso posto accanto alle nazioni emancipate dell’Europa occidentale, ha significato semplicemente l’illusione sulla realtà storica e profonda della Russia,, una nazione nata solo su un principio di espansione. Il bolscevismo era stato capace di fissarle un limite, Stalin era un georgiano e quindi si confinava volentieri dietro le montagne, come nell’idea di una Rivoluzione in un solo paese. Già Trotskij, che era ucraino, la Rivoluzione la voleva permanente. Se ci fosse stato Trotskij alla testa dell’Unione sovietica nel 1944 non sarebbe stato possibile, in linea teorica, la divisione del mondo in zone di competenza. Superato il bolscevismo, la Russia è tornata subito se stessa. Vuole espandersi ad occidente e non c’è nessun altro modo per impedire questa espansione che non sia la sconfitta militare e lo smantellamento politico e geografico della Russia. Putin è ovviamente una parte del problema, perché non si possono escludere russi che sappiano limitare le loro pretese e con cui ragionare più serenamente. Ciò non toglie che la Russia nella sua coscienza, non ha mai accettato il mondo occidentale, così come non accetta di essere rinchiusa tra il Baltico ed il Mar Nero. La Russia dal tempo di Kant vuole arrivare al Mediterraneo e sporgersi sull’Atlantico. La Russia non rivuole l’Ucraina, ,la Russia vuole riprendersi l’Alaska.
Comunque si voglia interpretare l’attuale contesto internazionale ed i suoi possibili sviluppi è un dato di fatto che sia un cancelliere tedesco a dire che Putin ha violato le premesse su cui era fondata la pace europea e che questa si può stabilire solo sulla base del rispetto e del riconoscimento dei confini nazionali. Scholz a suo modo riproduce le linee essenziali del pensiero di Kant. Putin che gli risponde che l’Ucraina è russa invece è perfettamente aderente alle linee fondamentali della zarismo di Ivan il Terribile. Per cui pensare che possa scaturire una qualche pace, un qualche punto di mediazione, partendo da queste premesse, sarebbe come credere che la pace si sarebbe realizzata nel 1795, perché l’aveva pensata Kant. Ci attendeva un altro secolo e mezzo dii guerra. Buona Pasqua a tutti.







