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Il Terzo Stato

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
3 Maggio 2024
in L'editoriale
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Come si può facilmente notare la bandiera della Palestina e la bandiera della Giordania sono distinte solo da una piccola stella a sette punte inserita nel triangolo rosso che sovrasta entrambe. Colori e forme ricalcano quelli della bandiera della rivolta araba contro la dominazione ottomana, mentre la stella simboleggia l’unità dei popoli arabi, che il movimento palestinese ha tolto dal suo vessillo. Uno Stato che innalzi la stessa bandiera, esclusi pochi centimetri di stoffa, di un altro confinante, può essere atto considerato irrilevante, non fosse che la popolazione sarebbe la stessa. Non c’è nessuna differenza fra gli arabi di Gaza, quelli della West Bank e quelli della Giordania. Stessa bandiera, stesso popolo e se si considera palestinese Gaza, città fondata dai fenici, sicuramente sarà palestinese Amman, la cui fondazione risale addirittura al neolitico. Nel caso in cui si definisse il sospirato Stato palestinese con capitale almeno una parte di Gerusalemme, quella comprendente la spianata delle moschee, il fondatore della dinastia hascemita che governa la Giordania. Abd Allāh ibn al-Ḥusayn ibn Alī risulterebbe seppellito nel vicino Stato palestinese e la Giordania non avrebbe più alcun motivo per amministrare quell’area che tutt’ora amministra. Se il re di Giordania volesse andare a pregare sulla tomba del suo antenato, dovrebbe chiedere il permesso alle nuove autorità palestinesi per farlo.

Questioni che per gli occidentali sembrano semplici bagatelle formali, tanto da apparire pleonastico il solo occuparsene. Non sono invece pleonastici numeri e dimensioni. La striscia di Gaza è di 355 km quadrati. La West Bank 5.500 circa. Insieme radunano cinque milioni di abitanti del nuovo Stato arabo che dovrebbe sorgere separato da un lembo di territorio israeliano. La confinante Giordania ne conta invece 90 mila di chilometri quadrati con 10 milioni di abitanti circa. Avrebbe un qualche senso politico e geografico mantenere una simile ripartizione, considerato che la Palestina romana in senso proprio, comprenderebbe sia lo Stato Palestinese che la Giordania e vi sarebbe da discutere di parti del territorio libanese e di quello siriano? Se si volessero complicare le cose, bisognerebbe ricordare infatti anche la Siria romana, oltre alla Palestina romana e vai a capire chi sarebbe in grado di tracciarne le differenze territoriali. In termini più chiari, anche se non ci fosse Israele, Israele conta più o meno ventimila chilometri quadrati di territorio. Accorpati a quelli dello Stato palestinese sarebbero 25, 26 mila km quadrati per sei milioni di abitanti arabi, davanti ai dieci milioni che vivono comodamente su 90 mila di chilometri quadrati. A qualcuno pare una soluzione attendibile? La Giordania che reca sulla sua bandiera il simbolo dell’unificazione di ben sette popoli arabi, rimarrebbe separata dal suo stesso popolo al di là del fiume Giordano? E gli abitanti di Gaza che scandiscono lo slogan dal fiume al mare, accetterebbero una simile divisione, una volta convinta Israele o soppressa Israele? C’è un precedente storico da considerare, quello di quando gli arabi di Gaza cercarono di penetrare in Giordania e rovesciare la monarchia hascemita, l’unica cosa che davvero impedisce l’unificazione araba nella regione. Fini con le truppe cammellate di re Hussein che presero a sciabolate i poveri profughi di Gaza, costretti a cercare riparo presso le truppe di Israele. Storia di poco più della metà del secolo scorso, di cui pure, stranamente, più nessuno parla.

Per carità, fa davvero piacere sapere che l’attuale re di Giordania, Abd Allah II, ieri in Italia in visita ufficiale, caldeggi egli stesso la proposta dei due popoli due Stati, subito dopo aver aiutato quello ebraico dall’aggressione dell’Iran. Bisognerebbe solo capire meglio se il re di Giordania considera il suo di Stato un terzo, piuttosto che parte del secondo che dovrebbe sorgere. Di sicuro si pone la domanda. La monarchia hascemita ha una tempra piuttosto corroborata da percorsi ben più ardui. Discendenti del profeta, sceriffi della Mecca, si trovarono a districarsi fra turchi, inglesi, francesi, tedeschi e le più svariate tribù stipate tra Bagdad ed il Cairo, sino alla conquista di un regno tutto loro e quello oramai dura da più di cento anni. A occhio e croce, non hanno nessuna intenzione di rinunciarci.

Tags: AmmanGiordania
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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