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Gli uomini che valgono

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
12 Giugno 2024
in L'editoriale
2
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Al colpo di teatro che ha saputo commuovere l’elettorato del segretario del Pd Elli Schlein, la manifestazione a Padova per ricordare Enrico Berlinguer a 40 anni circa dalla morte, ha risposto il presidente del Senato Ignazio La Russa. “Quali che fossero le idee, non si possono che apprezzare gli uomini che valgono”. Perché se invece ci atteniamo alle sole idee di Berlinguer rimane il giudizio di Ernesto Galli della Loggia sul Corriere della sera espresso qualche anno dopo la morte, ovvero che la sfida della modernità del paese la vinse Craxi e la perse il segretario comunista. Galli Della Loggia non era un sostenitore di Craxi e Craxi, “intellettuale dei miei stivali”, di certo non lo gratificava. Invece Galli Della Loggia ricordava la famosa polemica sull’Espresso che aveva accompagnato l’elezione di Bettino alla segreteria del Psi. Craxi aveva rivendicato l’ideologia di Proudhon, che Berlinguer ebbe buon gioco a demolire con una sua precisa replica acculturata. Solo che Craxi si era arrampicato sugli specchi per liberare il socialismo dalla discendenza di Marx. Berlinguer ancora la rivendicava.

Cosa ha detto di Berlinguer, l’onorevole Schlein? Che si può essere popolari senza essere populisti. Berlinguer infatti non era certo populista, era marxista leninista, ovvero abolizione della proprietà privata e dittatura del proletariato. In parole ancora più semplici, lotta di classe. Tutto questo Berlinguer non l’ha mai surrogato. Pur ammettendo che la rivoluzione d’ottobre avesse perso una spinta propulsiva in verità mai avuta, se non per l’emancipazione dei popoli del terzo mondo, piuttosto discutibile fra l’altro, era rimasto comunque avvinto all’Unione sovietica politicamente ed ideologicamente. L’eurocomunismo era un ballon d’essai e comunque formula patetica, dal momento che fuori dall’Italia,, in occidente, i comunisti non contavano e soprattutto sarebbero stati destinati a non contare più niente. Mentre c’era stata una concessione importante all’avvicinamento dell’area del governo, come metodo democratico, cosa già inaugurata da Togliatti e respinta da De Gasperi. che Moro voleva rilanciare. Resta il fatto che senza il rapimento Moro e la morte del presidente democristiano vai a sapere se il Pci si sarebbe risolto all’ingresso in maggioranza. Moro fu rapito prima del voto di fiducia del parlamento e il giorno stesso. In ogni caso la stagione della solidarietà nazionale inaugurata da una tragedia della vita dello Stato, sarebbe stata relativamente breve, Berlinguer muore tornato capo dell’opposizione che rilancia l’alternativa di sinistra, il frontismo, senza il Psi che oramai non avrebbe mai più lasciato l’area di governo, la stanza dei bottoni, fino a Mani Pulite.

Probabilmente così si spiega il perché Miriam Mafai, la compagna di Giancarlo Pajetta, nel 1996, scrisse il libriccino “Dimenticare Berlinguer” tradotto dal segretario del Pds. Massimo D’Alema nel congresso del Lingotto in maniera lapidaria. “Berlinguer aveva torto, Craxi ragione”. Accadde che D’Alema fu l’unico ex dirigente del Pci a diventare da allora presidente del Consiglio e con l’onore di bombardare l’ex compagno Milosevic. Con Berlinguer cadde anche il pacifismo staliniano. Bene Elli Schlein incurante di tutto questo con la soave grazia che l’accompagna ha rimesso il faccione di Berlinguer sulle piazze ha preso un’imbarcata di voti e ha ricevuto i complimenti di La Russa. Il presidente La Russa è notoriamente un sentimentale con qualche intuito da calcolatore. Per quanti voti possa prendere chi si ricollega a Berlinguer, quelli che lo avversano, ne prenderanno sempre di più. La grandezza, degli uomini separata dalle loro idee, invece, non si è mai potuta misurare.

Tags: BerlinguerLa Russa
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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Comments 2

  1. Piero serra says:
    2 anni ago

    Bello e totalmente condivisibile il tuo pezzo su Berlinguer.
    Grazie,
    Piero

    Rispondi
  2. Piero serra says:
    2 anni ago

    Grazie Riccardo. Davvero perfetto il tuo articolo su Berlinguer
    Piero

    Rispondi

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