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La cara vecchia Nato

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
12 Luglio 2024
in L'editoriale
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Per i 75 anni della nascita della Nato, i paesi membri si sono fatti un regalo, settecento milioni di dollari in missili stinger. Gli stinger sono un’arma prodigiosa considerata l’utilizzo. Basta metterselo sulla spalla, puntare e puoi tirare giù un’areo fino a otto chilometri di distanza.. Appena gli Usa li fornirono ai mujaheddin afghani, si concluse l’invasione sovietica. Erano gli anni ’80 del secolo scorso. Come mai tanto interesse per lo stinger oggi, dove se si guarda alle dinamiche di guerra in Ucraina, un mezzo come lo stinger sarebbe pressoché inutile dal momento che l’aereonautica russa lancia bombe plananti da alta quota? Di tutte le bizzarrie militari commesse dal Cremlino non c’è quella di accompagnare le truppe al suolo con gli elicotteri, hanno già dato abbastanza. Lo stinger ha modificato la dottrina stessa della guerra convenzionale, da cui un acquisto tanto importante viene fatto a tutela . Mai i russi dovessero attaccare i paesi baltici si ritroveranno come oggi in Ucraina impegnati in una nuova guerra di trincea, grazie alla protezione dello stinger. Oppure, la Nato butta soldi in armamenti del passato,

In questi suoi settantacinque anni la Nato ha funzionato perfettamente. Ha garantito la pace in Europa e ancora la garantisce, tanto da aver persino accresciuto il suo peso con l’ingresso di nuovi membri come Svezia e Finlandia che durante la guerra fredda erano rimasti rigorosamente neutrali. Questo significa come rispetto ad allora, i rischi siano aumentati più che diminuiti e soprattutto che c’è la fila per aderire alla Nato. La Georgia, l’Ucraina, hanno fatto domanda. Ciononostante l’ immagine dell’Alleanza, quale appare dal vertice negli Stati Uniti, mostra tutto il peso dell’età di una signora tanto distinta quanto anziana. Il presidente Biden ha detto un questa occasione che essa saprà difendere “ogni centimetro” del suo territorio, e questa é un’ottima cosa e possiamo crederci volentieri. Solo che la sfida di oggi non riguarda il territorio Nato, ma appunto quello limitrofo circostante, esattamente come avvenne nella ex Jugoslavia o in Libia. Infatti la notizia più rilevante è che la Nato prepara altri 40 miliardi in aiuti all’Ucraina, il che però dimostra, di essere per lo meno in ritardo. Una Nato giovane e gagliarda in una guerra che dura da due anni, quegli aiuti li avrebbe già messi sul campo, senza attendere il via libera del Congresso americano.

Non che i russi si siano dimostrati dei fulmini di guerra, al contrario. Convinti com’erano di essere accolti in Ucraina da liberatori, sono subito dovuto ritirarsi con la coda fra le gambe. Ancora stanno li a combattere a costo di perdite umane enormi per guadagnare quei pochi centimetri difesi da un esercito formatosi nel 1991. Prima di allora l’Ucraina disponeva solo di bande cosacche, alcune valorosissime, l’Armata nera di Nestor Machno che combatté contro l’esercito zarista, i bianchi, i bolscevichi, fino al suo ultimo uomo, altre, quelle di Petljura, che si disferanno al primo colpo di fucile. Eppure oggi il potente esercito russo arranca. Per questo la guerra è cambiata, non potendo sfondare le linee militari, i russi si accaniscono sulla popolazione civile e le risorse di cui dispongono i difensori ucraini, non sono comunque tali per modificare il loro assetto a questo profondo cambiamento bellico che li ha presi di infilata. Non è più una guerra di invasione, la loro è una guerra di sterminio. La Nato non sembra ancora essersene resa conto, anche se Biden ha evocato il precedente della pulizia etnica di Milosevic. Quella era compiuta in piccola scala, il Kossovo, rispetto a quanto Putin allestisce in Ucraina, dove 50 milioni di persone sono di troppo..

Alla cena di gala dal vertice Nato le intendenze militari hanno rispolverato le divise dell’armata di George Washington. Quelle truppe di tutte le future statunitense furono le più gloriose, perché combatterono un nemico superiore di forze e seppero mostrare un adattamento formidabile alle esigenze del terreno e con i giusti tempi. La domanda che la Nato dovrebbe farsi nel momento in cui decide di sostenere l’Ucraina è se è ancora capace di dimostrare le medesime qualità del suo più illustre predecessore, il primo a combattere per la libertà del suo paese, il modello per tutte le generazioni democratiche future, un comandante che seppe mostrarsi oltre che valoroso, all’occorrenza spietato. Fu Washington a volere l’annientamento degli irochesi che combatterono accanto alle truppe inglesi e di cui sapeva di non potersi mai più fidare. Vennero bruciati tutti i loro villaggi, gli irochesi erano una tribù civilizzata. Non si fosse all’altezza di tanto valore dimostrato allora, sarebbero guai seri.

George Washington society

Tags: NatoUcraina
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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