Alla convocazione della Direzione nazionale del Pri ancora sino al 1994, nella sede di Piazza dei Caprettari a Roma, si formava un capannello di giornalisti in attesa e fin dall’inizio dei lavori. Rigorosamente a porte chiuse, appena la Direzione concludeva era, anche volendo, impossibile impedire alla stampa di entrare nella sala per avere dichiarazioni dei ministri, del presidente del Senato, o dei membri della segreteria. Nella confusione generale, dirigenti, parlamentari, colleghi della stampa, impiegati, collaboratori dei ministri, si raccoglievano le informazioni più diffuse, tanto che ci si poteva ritrovare il giorno dopo scritte nero su bianco sui quotidiani nazionali frasi confidenziali estrapolate da ogni contesto e non necessariamente dei ministri o del segretario del partito. Potevano bastare semplici collaboratori che avevano detto qualcosa a mezza bocca, non accorgendosi di essere ascoltati.
I colleghi della stampa in quelle occasioni, dovendo a volte aspettare anche quattro o cinque ore di riunione, non restavano seduti compiti in sala di attesa. Giravano per le stanze, parlavano con le segretarie e una volta scrissero che nei cassetti della direzione di piazza dei Caprettari si trovavano simboli massonici e compassi. Mai a nessuno degli organismi dirigenti del partito venne in mente di dichiarare che la stampa si intrufolava al punto di frugare nei cassetti o a smentire conversazioni private che erano state carpite e riportate ad uso di politico. Mai nemmeno si sarebbe protestato contro la pressione della stampa nei riguardi della Direzione del Pri. Il Pri era il governo della Repubblica, la stampa faceva il suo dovere e lo faceva come meglio riteneva di farlo, senza che nessuno mettesse becco.
Ovviamente se il governo si infastidisce per come la stampa svolge il suo lavoro può decidere di regolarlo. Nel caso si voglia conoscere a distanza l’identità di un giornalista si può imporre l’uso di un giubbotto colorato con la scritta presse, come avviene nelle zone di guerra. E visto che i giornalisti possono avere la cattiva abitudine di fotografare un po’ quello che gli pare, dotarli anche di un casco con la medesima scritta, in modo che se vengono malmenati poco importa. Il governo ha fatto tutto il possibile per la loro sicurezza. Altrimenti ci sono metodi più sbrigativi, tipo eliminare proprio la libertà di stampa. In fondo basta modificare la Costituzione, come per il premierato.
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