Auguri di Pasqua ai Repubblicani d’Italia
Chi come noi appartiene alla grande tradizione politica repubblicana e del pensiero mazziniano, sa che la vera resurrezione è quella della coscienza civile
In questi giorni in cui l’Italia si ferma per la Pasqua, rivolgo un augurio diverso a tutte le Repubblicane e a tutti i Repubblicani. Un augurio che non cerca il conforto del rito, ma la forza dell’idea.
Per farlo ripropongo “La vera Pasqua” di Giovanni Bovio, voce limpida del pensiero repubblicano e mazziniano italiano. A Castiglione di Ravenna, ridente frazione ravennate adagiata ai piedi del fiume Savio e paese natale di Antonio Bandini Buti, giornalista mazziniano e tra i sette fondatori dell’AMI nel 1943, questa poesia non era soltanto un testo ma era un vero e proprio rito civile. Fin dal 1911, anno di costruzione del “Circolo Repubblicano e Ciceruacchio”, si usava regalare per Pasqua un biglietto con stampati i versi di Bovio. Un gesto semplice, laico, che ricordava a ogni famiglia che la resurrezione vera è quella della giustizia e della libertà.
Quella tradizione si perse nei primi anni Settanta, insieme a tante altre memorie della nostra storia popolare. Oltre trent’anni fa, grazie alla memoria di un vecchio repubblicano castiglionese, Mario Drudi detto “Caparôn”, ebbi il merito di recuperarla. Gliela feci recitare, ne raccolsi le parole e, magari con qualche parola sbagliata, la immisi in rete. Da allora circola così come Mario Drudi me la dettó, è letta e condivisa, anche se non ancora come meriterebbe la sua potenza civile.
Bovio non chiede miracoli. Non promette salvezze calate dall’alto. Nella sua Vera Pasqua la resurrezione è un fatto umano e politico: è il momento in cui un popolo si rialza con le proprie forze, quando la giustizia diventa pane, quando la scuola forma cittadini e non sudditi, quando il lavoro è dignità e non elemosina, quando la solidarietà non ha bisogno di dogmi per chiamarsi fratellanza.
È questa la Pasqua che auguro oggi ai Repubblicani d’Italia. Non un’attesa passiva, ma una rinascita attiva: della ragione contro la superstizione, dei diritti contro il privilegio, della Repubblica come patto quotidiano tra eguali.
Qui risuona l’insegnamento mazziniano, che non è mai stato devozione a un credo, ma dovere verso l’Umanità. Mazzini ci ha insegnato che Dio è nel progresso dei popoli, nella legge morale che si fa istituzioni, nell’educazione che emancipa, nel lavoro associato che libera. Laico, dunque, non significa indifferente ma, al contrario, significa riconoscere che il sacro sta nella coscienza che si fa azione, nella patria che si fa giustizia, nella libertà che si fa dovere verso gli altri.
Oggi questo progresso civile ha nomi precisi: una scuola pubblica che non lasci indietro nessuno e che insegni a pensare, non a obbedire; un lavoro che sia diritto e non concessione; una sanità universale difesa come bene comune; una Repubblica che non si inchini né ai mercati senza regole né ai pulpiti senza ragione.
È la laicità come metodo per discutere tutto, venerare solo la libertà e la verità che reggono alla prova della critica.
In un tempo in cui le parole “libertà” e “patria” vengono spesso svuotate o piegate a interessi di parte, tornare a Bovio significa tornare a un repubblicanesimo che è insieme etico e concreto.
Significa ricordare che la vera festa è quando la coscienza civile si risveglia, e quando ogni cittadino sente su di sé il peso e l’onore di essere Repubblica.
A voi tutti, Repubblicane e Repubblicani, l’augurio che questa Pasqua porti semi di pensiero critico e frutti di impegno pubblico.
Perché, come scrive Bovio, la vera Pasqua è quando un popolo si rialza da solo e chiama fratellanza la sua Repubblica.
Buona Pasqua di rinascita civile.
Museo della Repubblica Romana e della memoria garibaldina







