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Il presente di un’illusione

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
20 Novembre 2024
in L'editoriale
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Grazie al ritorno in libreria del capolavoro di François Furet, Il passato di un’illusione, Silvio Berlusconi editore, si può meglio mettere a fuoco la storia Russia del ‘900. A lungo l’Europa credette che l’Unione sovietica sarebbe stata un passo avanti rispetto al vecchio regime zarista, esattamente come ha poi sperato che la nuova Russia potesse cambiare radicalmente il governo sovietico. Invece si tratta sempre e comunque della sola unica Russia che si trascina da secoli eguale a se stessa, indossando nuovi abiti per coprire le piaghe che ne tormentano il corpaccione.

Furet nel suo libro ricorda quando l’accademico di Francia Alphonse Aulard giunse a Mosca nel 1918 per comprendere la rivoluzione d’ottobre e valutare se effettivamente avesse ripreso il percorso della rivoluzione francese. Aulard era commosso. Causa le circostanze l’Unione sovietica doveva imporre il Terrore come in Francia. Solo che, Aulard morì a beve, il Terrore in Francia sarebbe durato quattro mesi, in Russia dura ancora adesso, cento anni dopo. Il Terrore era l’essenza stessa dello zarismo, Ivan venne appunto chiamato “il terribile”, e la Francia rivoluzionaria si pose il problema di archiviarlo il prima possibile. La rivoluzione in Francia era nata per dare la libertà, in Russia non c’era stata nessuna rivoluzione, se non quella miserabile di febbraio. Poi solo un colpo di mano organizzato per far finire la guerra. La rivoluzione russa fu fumo negli occhi, il regime leniniano accentrò i poteri come quello assolutista. Quello che piaceva a Lenin della Rivoluzione francese era l’idea di una minoranza che prende in mano il destino della nazione e capace di restare al potere a qualunque costo. Lo stesso piace ancora all’ex colonnello Kgb Putin, la nuova Russia che si sostituisce tale e quale alla vecchia.

Anche la Russia aveva una missione, come la Francia, non fosse che l’espansione ad ovest non è dettata dalla necessità di civilizzazione, ma dalla fuga dal gelo che l’attanaglia ad oriente, perché nessuno sano di mente vuole vivere in Siberia, giusto i cinesi che se la stanno comprando, si trovano bene in Siberia. Quanto alla guerra, la Francia la concluse definitivamente negli anni ’60 del secolo scorso lasciando l’Algeria, la Russia ne ha iniziata una nuova da mille giorni ai suoi confini. Deve stare molto attenta. Lo Zar venne rovesciato causa una guerra di logoramento che durava appunto da quasi tre anni.

Per finire la guerra in Ucraina in 24 ore, come ha detto Trump in campagna elettorale in verità c’è un solo modo possibile, bombardare Mosca come quella bombarda l’Ucraina. .Per questo Putin ha cambiato la dottrina nucleare, teme che dopo che si sono autorizzati i missili a colpire il territorio russo possano anche decidere di autorizzarli a colpire obiettivi civili. La guerra nucleare non è però una dottrina, è una capacità, Se la Russia l’avesse mai avuta avrebbe fatto la guerra nucleare nel 1963, o per lo meno prima di doversi ritirare dall’Afghanistan. Non è la Nato, non è l’occidente che minaccia la Russia, è l’Ucraina che la rifiuta, come la rifiutava la Cecenia, la Bielorussia, la Georgia, la Moldova. Su tutti questi altri paesi la Russia è riuscita, aumentando le misure repressive, in Cecenia applicando lo sterminio di massa, a contenere il dissenso e blindare il governo. Fin che si tratta di Stati dell’ordine di qualche milione di abitanti è possibile riuscirvi. L’Ucraina è sopra i 50 milioni, per questo la Russia è dovuta entrare in guerra ed adottare una strategia di distruzione pari a quella cecena, non fosse che, per l’ appunto, l’Ucraina resiste.

Biden ha avuto il merito di organizzare la difesa ucraina all’invasione del 2022. Putin credeva di arrivare a Kyiv in una settimana e ha fatto marcia indietro. Poi l’amministrazione statunitense ha perso il nocciolo della matassa, e si capisce anche, non è roba sua l’Ucraina. Dovrebbe essere l’Europa ad organizzarne la difesa, non l’America. Se adesso l’America ha deciso di concedere quello che doveva concedere un anno fa, è difficile credere che lo faccia contro il nuovo presidente eletto. Per quanto Trump e Biden possano essere competitivi e alternativi fra loro, sono pur sempre più vicini di quanto un qualunque politico americano possa esserlo ad un figuro come Putin. L’Italia e l’Europa sono avvisate. Se davvero vogliono sostenere l’Ucraina, è giunto il momento di piantarla con le chiacchiere.

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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