Nel brillante copione allestito dal governo per la soluzione del caso Sala, c’è un solo passaggio discutibile, quello che concerne le garanzie di Trump offerte a Biden. Dalle cronache si apprende infatti che l’onorevole Meloni avrebbe compiuto un vero capolavoro diplomatico, tale per cui Biden non sarebbe stato attaccato da Trump per la liberazione, avvenuta nella giornata di Ieri, dell’ingegnere Abedini, ora già arrivato in Iran. Resterebbe solo da capire perché Trump avrebbe dovuto attaccare il presidente Biden. Mai Trump ci ripensasse, dovrebbe attaccare se stesso, che ha autorizzato la trattativa italo iraniana. Biden, oramai dimissionario, ha perfino rinunciato al viaggio di commiato in Italia. Nel caso, più che attaccare Biden, Trump avrebbe motivo di attaccare il governo Meloni. A meno che l’onorevole Meloni non abbia in mano un foglio di carta controfirmato, come fa ad essere sicura che il presidente americano non possa domani lamentarsi di chi ha salvato una cittadina qualsiasi, restituendo un responsabile della morte di soldati americani? Biden allora sarà in pensione, l’onorevole Meloni si presume a Palazzo Chigi.
Può darsi che la migliore garanzia sia offerta da un rapporto saldissimo fra la futura amministrazione statunitense e il governo italiano, tale che Trump mai ritenga di dover tornare da presidente su quanto avvenuto in questi giorni. In questo caso il presidente del consiglio non si stupisca se verrà accusata di vassallaggio nei confronti degli americani come pure hanno già fatto altri avversari politici. Questo editoriale è felice se il governo nazionalista conservatore si mostra vassallo degli Stati Uniti, tanto per essere chiari. Solo che se l’amor proprio del presidente nel consiglio ne patisce, allora occorreva assumere un altro profilo nei confronti dell’Iran. L’Iran non è solo il principale fornitori di armi alla Russia, consentendole di bombardare giorno e notte Zelensky a cui il governo Meloni è abbracciato. L’Iran è anche l’istigatore dell’attacco di Hamas ad Israele. Forse il governo avrebbe dovuto considerare l’ipotesi che i cittadini italiani che si trovassero in quel paese, in particolare i colleghi della stampa, potessero avere dei problemi.
La cosa migliore sarebbe che gli americani si convincessero di aver preso un granchio, che Abedini non c’entri davvero niente con la tecnologia dei droni di assalto, che lo Fbi sia andata in confusione, non sarebbe nemmeno la prima volta, ed abbiano ragione i mullah di Teheran che professano l’innocenza dell’ingegnere. Questo farebbe scivolare nel dimenticatoio tutta la vicenda e sarebbe un bene. Altrimenti il governo italiano si troverebbe con una mannaia sul collo, trattenuta solo dalla garanzia vocale, si presume, di Trump. Non una bella prospettiva. I vassalli, a mali estremi, possono essere sempre sacrificabili.
Può darsi poi benissimo che tutto questo complesso contesto, all’opinione pubblica non interessi affatto. L’importante era conseguire il risultato prefisso e ill governo, l’onorevole Meloni per la verità, si è subito orientato per riportare a casa la nostra connazionale. Non si è nemmeno preoccupata di nascondere la strategia per riuscirvi. Esattamente come si è appresa dalla lettura dei giornali, si è realizzata. Questa determinazione umanitaria dell’onorevole Meloni, politicamente giusta o sbagliata che sia, le va riconosciuta a suo merito. Purtroppo il presidente del Consiglio non sembra essersi accorta che pur definendosi “non ricattabile”, ha ceduto ad un ricatto bello e buono. In più ha esposto il paese nei confronti degli americani. Anche sei tutto andrà per il meglio, Trump notoriamente ha una sola parola, resterà l’idea che l’Italia sia l’anello debole della catena atlantica. Se un nemico vuole ottenere qualcosa, prende di mira l’Italia dal cuor d’oro Meloni.
Galleria della presidenza del Consiglio dei ministri






