L’amore del presidente Trump per la Russia è tale da dare cifre a casaccio sulle morti russe nella seconda guerra mondiale. Sessanta milioni non sono immaginabili, nemmeno aggiungendo loro le vittime di Stalin. Possibile invece che gli ucraini morti sotto lo stalinismo siano stati dieci milioni e anche quelli sono ancora da contare. Putin come assassino di massa è comunque sulla buona strada. Con gli ucraini muoiono più russi e i nord coreani, già quattro mila in poche settimane, stanno battendo ogni record.
Non che in generale i russi mostrino maggiori segni di lucidità sul loro passato bellico, di quanto ne abbia mostrati il presidente statunitense intervenendo al Forum di Davos. Secondo il Cremlino sarebbe stata Stalingrado a segnare la vittoria sulla Germania nazista, non lo sbarco in Normandia. Ora, chi ha studiato la storia un po’ meglio, i russi sono più mistici che storici, sa che la Germania nazista dopo Stalingrado ingaggiò uno scontro in campo aperto con i resti delle sue armate a Kursk e nonostante la schiacciante superiorità in carri e uomini, l’Armata rossa subì una disfatta clamorosa e fu costretta a ripiegare. Se Hitler non avesse dovuto richiamare le sue truppe in Italia per contrastare lo sbarco in Sicilia, non quello in Normandia, Stalingrado sarebbe giusto un esempio morale, nonostante la resa dell’intera sesta armata di Paulus. Ma appunto, i russi vedono le guerre a modo loro dai tempi di Austerlitz, che ritennero una grande vittoria. Metà del loro esercito non arrivò mai in tempo per prendere parte ai combattimenti e tornò a casa in pompa magna.
Il giudizio di Trump sulla guerra è invece esattamente corrispondente a quello dato dalla voce repubblicana e cioè che. la Russia non fa una gran figura a prescindere. In due anni di combattimenti e sparando tonnellate di bombe al giorno, la Russia arranca nel Donbass, per non parlare della controffensiva ucraina proprio nella regione in cui i tedeschi le suonarono ai sovietici. Solo che i tedeschi erano la principale potenza bellica europea dell’epoca, gli ucraini, a rigori, hanno un esercito giusto sulla carta. In tutta la loro storia contarono un’armata cosacca, cavalleria e lanceri, all’ordine diretto o indiretto dei russi fra l’altro, rossi o bianchi che fossero.
Trump ha poi sottolineato come questa guerra definita da lui “ridicola”, per la sproporzione delle forze messe in campo, sta costando alla Russia un prezzo economico tale da rischiare il collasso finanziario. Propone di smetterla subito, prima che l’America decida di prendere misure più serie, ed anche questo per la verità è stato sostenuto da questo giornale, cioè che il sostegno americano all’Ucraina è all’acqua di rose dal momento che agli americani, dell’Ucraina, non importa un fico secco. Infatti al Cremlino si sono improvvisamente preoccupati. “Rimpiangeremo Biden”, hanno detto e persino paragonato Trump ad un “teppista di strada”.
La voce repubblicana ha sempre sostenuto che per i russi era stata una fortuna trovarsi una presidenza democratica. Fu un presidente democratico, Clinton, a sostenere l’ascesa di Putin al potere in Russia, lo stesso presidente che chiuse due occhi su una guerra di sterminio condotta in Cecenia. Un altro presidente democratico, Obama, lasciò fare la Russia in Crimea. Mentre fu un presidente repubblicano, Bush jr, a promettere all’Ucraina l’ingresso nella Nato. Lo stesso Biden non voleva difendere l’Ucraina, voleva che Zelensky ed il suo governo scappassero.
Trump è pur sempre un uomo d’affari e quindi in queste ore cercherà di capire quale possa essere il vantaggio americano, in una vicenda di nessun interesse strategico, dal punto di vista economico. Considerando tutti i soldi dati dall’amministrazione Biden all’Ucraina, difficilmente sarà incline ad abbandonare quel paese a se stesso. Questo significherebbe aver buttato via molti denari senza un ritorno alcuno per il popolo americano.
Il vero ostacolo alla trattativa di pace, disgraziatamente, non è però la stima sulla guerra o le prospettive economiche. Putin si è messo a dire che la Russia avrebbe quasi raggiunto i suoi obiettivi e Zelensky non ha nessuna autosufficienza. Eppure ancora non ci siamo. La Russia vuole rispetto, si è eretta campione del multipolarismo e del riequilibrio mondiale. Trump la vede esattamente, come la vede la voce repubblicana, una ex potenza, destinata ad essere subordinata alla Cina. La Russia mentre non riusciva a conquistare l’Ucraina ha perso la Siria, sta crollando lentamente in Africa dove pure aveva costruito una posizione di primo piano, grazie allo sforzo di Prigozhin, uno dei tanti gerarchi che Putin ha ammazzato, l’unico che sicuramente gli era utile. Trump tutto questo lo capisce benissimo e inquadra Putin per quello che è, un gangster di successo arrivato al suo declino. Difficile che possa rispettarlo più di tanto e a questo punto, prenderlo sul serio.
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