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Una questione di sicurezza

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
1 Febbraio 2025
in L'editoriale
1
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Chiunque conosce i rudimenti della lingua italiana possedendo un minimo di cultura giuridica, aveva perfettamente compreso che la sentenza della Cassazione sui paesi sicuri rimetteva la decisione al governo nel rispetto del diritto europeo. Per cui occorreva attendere pazientemente il parere della Corte di Giustizia dell’Unione, dal momento che i confini dell’Italia non sono quelli del Bengala. Al governo invece pensano di essere nel Bengala e fanno come gli pare, tanto è vero che si è ripetuto lo spettacolo della nave della marina militare che porta dei migranti nel lager albanese e poi di nuovo indietro, tanto, si sa, i migranti sono bestie da soma che si meritano qualunque trattamento. Finisce che un magistrato politicizzato e posseduto da una volontà maligna, decide di indagare il governo per crimini contro l’umanità. Però poi, per cortesia, non gridate al complotto dei giudici.

Alla magniloquenza con cui il governo aveva spiegato che la sentenza della Cassazione gli aveva dato ragione, ed eccone appena misurati gli effetti, ha corrisposto il silenzio sull’affare Almasri. Ancora si attende un dignitario recarsi alle Camere per dare una versione dell’Affare. Il ministro Tajani ha detto con sufficienza che qualcuno ci andrà, magari lui, poveraccio. Un ministro degli Esteri non si domanda come mai la Corte Penale Internazionale abbia chiesto all’Italia di arrestare un criminale come Almasri se quello poteva essere arrestato altrove, in quanto già dovrebbe saperlo. Cioè, un ministro degli Esteri, degno di questo nome, si era informato sul perché ed il percome della decisione della Corte Penale Internazionale, non che appariva in braghe di tela. Se il ministro aveva dei rilievi da fare, si sarebbe già recato in Parlamento. L’impressione è che il ministro degli Esteri non abbia ancora nessuna informazione e che la vicenda sia completamente fuori dal suo controllo. In compenso c’è chi si sente autorizzato a parlare per il governo, invocando la ragione di Stato e le ragioni di sicurezza nazionale, come se queste fossero al di sopra del voto del Parlamento. Ci dispiace per chi pensa che la nostra sicurezza possa essere riposta nelle mani di un aguzzino. Avrà dolorose sorprese, a riguardo.

Né ha un senso alcuno il discorso di rinomati o meno, professori universitari pronti a dire, beh sapete com’è, l’Italia è di fronte alla Libia, e quindi necessariamente si deve rimettere alla Libia, perché con questo argomento, l’Italia la deve invadere la Libia. En passant facciamo notare che un nostro brillante collega che ha scritto su questo giornale e che a leggerlo oggi sembra avere qualche incarico governativo, ha spiegato compunto che il governo italiano potrebbe chiedere di gestire lui i carceri in Libia umanamente al posto di Almasri, che magari potrebbe aprire una pizzeria sulla costa. Per l’appunto, facciamo della Libia un governatorato e ci mandiamo Dalmastro a guidarlo. Coloro che hanno un maggior senso della realtà sono già esplosi, insomma tutti i governi italiani hanno avuto ottimi rapporti con la Libia, esatto. Solo che un conto era Gheddafi, un conto questi altri. Gheddafi era un leader riconosciuto sul piano internazionale, quando sul piano internazionale oggi l’occidente riconosce Bengasi, non Tripoli, il governo italiano li accordi li ha fatti con Tripoli, questo è il problema di cui non si rendono conto. L’onore che ci rendeva Gheddafi, un grande leader rivoluzionario del mondo arabo e poi africano, tale che lo si avvisava quando Reagan stava per bombardarlo, è contraccambiato oggi dalle pernacchie che ci arrivano dalla folla che accoglie Almasri. Ma è stato Minniti ad aprire questa strada, premesso che la voce repubblicana ha criticato infatti a suo tempo anche Minniti, chiamassero Minniti al governo, che se ne intende. Poi sarebbe anche ora di piantarla con l’ipocrisia di accusare gli inglesi o i francesi di aver fatto fuori Gheddafi. La Nato ha fatto fuori Gheddafi e il governo Berlusconi è responsabile come quello di Sarkozy, ci si assuma le proprie responsabilità invece di scaricarle sempre su altri.

Il partito repubblicano italiano era contrario a riporre la sicurezza del paese nelle mani di Gheddafi, figurarsi se può esserlo quando si pensa di affidarla alle tribù. Questi infatti sono gli effetti del processo deleterio tale che il governo si vergogna ad affrontarlo. O peggio, lo affronta in un modo di cui ci si vergogna.

Presidenza della Repubblica, archivio fotografico

Tags: BangladeshMeloni
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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Comments 1

  1. Barraco Tarlati Bartolomeo Walter says:
    1 anno ago

    Ci sono troppe cose che non tornano ma, perdonate la mia sincerità, la sinistra sta facendo tanto rumore per niente; siamo in una Italia dove purtroppo la gente è sempre più stupida, incapace ed ipocrita, dimenticando anche il passato. Ricordate Craxi a Sigonella? Bene, allora erano meno stupidi ma succedevano le stesse cose per motivi molto meno importanti. Mi auguro che questo periodo abbia poco tempo per poter iniziare con persone serie ed intelligenti oltre che ragionevoli.

    Rispondi

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