La considerazione che si deve a Franklin Delano Roosevelt nasce dalla capacità formidabile della sua presidenza per aver saputo rilanciare l’America uscita dalla grande depressione. L’impegno nella guerra al fascismo fu invece tardivo. Il suo piano per la pace avanzato all’Europa nel maggio del 1933 trovò un solo capo di governo entusiasta, il nuovo cancelliere tedesco. La Casa Bianca ringraziò compuntamente mister Hitler per la disponibilità dimostrata. Roosevelt sarà l’unico presidente statunitense a non aver ricevuto alla Casa Bianca una medaglia d’oro olimpica come Jesse Owen. L’America rimaneva segregazionista. L’ambasciatore a Berlino, Joseph Kennedy, si sarebbe poi assunto la responsabilità di simpatizzare con il nazismo, quando pure seguiva alla lettera le indicazioni del presidente. Roosevelt sostenne il blocco degli aiuti alla repubblica spagnola. Gli americani che vi parteciparono venivano arrestati in patria. Hemingway si trasferì a Cuba. Se l’America fosse intervenuta nel 1939 accanto alla Francia e all’Inghilterra, la seconda guerra mondiale sarebbe finita in Polonia in tre mesi. Mai il Giappone non fosse stato alleato della Germania nazista, resterebbe da vedere quando gli americani sarebbero sbarcati in Africa. La stessa politica di embargo nei confronti del Giappone, sicuramente più dura dei semplici dazi alle merci di un paese protezionista, resta discutibile. Non impedì l’espansione del Sol levante e condusse il governo imperiale all’esasperazione.
Tanti elementi controversi non cambiano il fatto che appena Roosevelt decise di muoversi dopo Pearl Harbour, lo fece con una potenza ed una determinazione eccezionali, anche considerando che quello era in assoluto il momento più sfavorevole per l’America. Il giudizio storico su Roosevelt viene dato necessariamente in base alle scelte del 1941 e non può che essere entusiasta. L’America avrebbe potuto proclamarsi sconfitta come la Francia e addio al mondo libero. Roosevelt scelse di rovesciare il globo terr’acqueo e vi riuscì con una straordinaria efficacia. Bisogna poi dire che anche la politica ostentata verso il fascismo precedentemente, quella della presidenza Hoover, era stata compiacente. Tipico di un grande continente che ama farsi gli affari suoi fin dal tempo di Napoleone. Il conflitto con gli inglesi del 1811, non aveva nessuna relazione con l’odio anglo francese e l’ingresso nella prima guerra mondiale fu comunque laborioso e infastidito.
Semmai peserà sugli equilibri del dopo guerra l’errore commesso da Roosevelt a Yalta. Fu Roosevelt ad aiutare la Russia economicamente contro la Germania e questo lo fece senza sollecitazione alcuna, in chiave antigiapponese. L’America aveva dunque tutte le carte in regola per trattare Stalin come un miracolato. Nel primo anno di guerra l’esercito russo era stato spazzato via e senza le forniture americane, Hitler avrebbe dormito al Cremlino. Churchill disse a Roosevelt che era indispensabile arrivare per primi a Berlino, fermando i russi sull’Oder. Roosevelt ritenne più importante liberare Parigi. Era davvero convinto, ecco l’errore tutto politico, che la vittoria avrebbe portato alla democratizzazione del regime sovietico. Il tonfo del fascismo sarebbe stato di per sé un monito sufficiente al regime di Stalin. Per evitare di fare una simile fine, la Russia si sarebbe necessariamente riformata. Il povero Winston, che conosceva meglio i russi, si masticò amaramente il suo sigaro. L’Inghilterra era presente, come ovvio, alla conferenza in Crimea e pure non contò un bel niente. Furono Roosevelt e Stalin, alla pari, a spartirsi il mondo e Stalin ottenne campo libero in Europa. Quando lo si fermò in Grecia, Roosevelt era morto e sepolto.
Non sarebbe dunque sorprendente che Trump possa anche sbagliare valutazioni sulla situazione europea. Churchill persino congedato dal suo incarico di governo ancora si recava in America per dire al Congresso che Roosevelt aveva sbagliato. I russi erano come i nazisti, anzi, peggio. E tutto sommato Churchill riuscì ad avere la sua rivincita. Grazie alla politica statunitense l’Unione sovietica si sarebbe disfatta prima della fine del secolo, quando tutti temevano che semmai doveva venir giù l’occidente democratico. La storia è sempre la stessa. Compie un passo avanti e ne fa due indietro e questo lo scrisse, feroce ironia, un tale Vladimir Il’ic Ul’janov. Lenin.
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