La Voce Repubblicana fa i migliori auguri al presidente del Consiglio perché possa presto rimettersi da una indisposizione che l’ha costretta a rinviare prima e a questo punto probabilmente annullare, la tradizionale conferenza stampa di fine anno. La prima volta che si verifica una simile circostanza, per cui siamo preoccupati per le condizione di salute dell’onorevole Meloni. Fortunatamente in ottima salute è parso il ministro dell’Economia. Giorgetti, alla Commissione bilancio della Camere, come richiesto dalle opposizioni, sulla manovra del governo. La performance di Giorgetti è stata scrupolosa e rigorosa tanto da non apparire compatibile con un parlamento che ha appena respinto il Mes con il voto delle sue due principali forze di maggioranza ed il conforto di uno dei partiti dell’opposizione.
Il ministro ha assicurato di non aver mai detto, come pure alcuni giornali hanno riportato, che l’Italia avrebbe ratificato il Mes, e non c’è ragione di dubitare della sua parola. Piuttosto bisognerebbe sapere come chi è stato ministro anche del governo Draghi valuti la decisione del Parlamento e la scelta fatta dal suo partito e di quello di maggioranza relativa di non ratificare il Mes. Se è vero che, genericamente, chi tace acconsente, in questo caso vi sarebbe un certo ragionevole dubbio. Giorgetti ha detto una cosa sacrosanta, ovvero, che il problema dell’Italia non è il Mes, è il debito. Resta solo da capire cosa il governo intenda fare, buttato il Mes, per ridurre il debito, perché questo non è affatto chiaro. Preso volentieri atto che il ministro assicuri le sue migliori intenzioni per non farlo aumentare, così come di non voler fare aumentare il deficit, è questo, considerato certi precedenti è cosa encomiabile, e, tuttavia, non sufficiente. Come riuscirà la manovra a tutelare, per quello che può, i ceti più deboli, quando non si vede né un piano per reperire nuove risorse, né un piano di riforme, né un piano di investimenti. Non interessa la pace sociale, forse non è alla portata di questo governo e nemmeno una politica dei redditi. La manovra è quello che si sarebbe detto in altri tempi, un pannicello caldo, e con l’aggravarsi della crisi internazionale, si potrebbe definire un pannicello e basta. Ammessi gli aumenti in busta paga per il pubblico impiego, i bonus per le mamme e quant’altro, al netto di un ulteriore incremento delle bollette e dei prezzi, come prevede il Codacons, i risultati saranno ben miseri. Poi ci sono i disoccupati, i senza reddito e senza tutele ad alimentare la massa di sofferenza che nel 2024 potrebbe esprimersi nelle urne già alle elezioni europee. Soprattutto, dopo aver ascoltato la descrizione di Giorgetti del nuovo patto di Stabilità che sembrerebbe duro quanto quello precedente, se non come qualcuno dice, persino peggio, c’è poco di che essere ottimisti. Perché bisognerà rispettarlo questo patto di Stabilità.
A questo punto è lecito aspettarsi un colpo di reni dal presidente del Consiglio, magari la lunga degenza prepara qualcosa di davvero unico e rilevante, tale da poter far sorgere quell’entusiasmo raccomandatoci a natale dall’onorevole Meloni e che consenta di poter dire, Eureka!, abbiamo finalmente qualcosa di tangibile su cui puntare, il declino del paese non è un destino irrevocabile a cui siamo condannati. Sempre che la grande trovata per risollevare le sorti nazionali, non sia il ponte sullo Stretto, lanciata già nel 1880 dal governo del re. Ad un partito che per la prima volta nella sua storia si trova alla guida del governo e che ha saputo mostrare doti spiccate di fantasia tale da dedicare una festa ad un personaggio di un romanzo, Atreju, mica Pinocchio, è lecito chiedere uno sforzo di immaginazione, esempi persuasivi, parole alate. Al momento siamo di fronte di fronte ad una scena muta.
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