Nella giornata di ieri un jet da combattimento Su 30, dal costo di cinquanta milioni di dollari è stato abbattuto da un drone magura ucraino, costo 230 mila dollari. Il magura che già da solo ha reso praticamente impraticabile l’accesso navale russo al mar Nero, ora si scopre in grado di colpire con successo, oltre agli elicotteri, era avvenuto l’anno scorso, anche i caccia a reazione più elaborati. Non che il Su 30 sia un mezzo formidabile, il modello è datato 1996 e in America sarebbe obsoleto, ma per i russi, che fanno volare bombardieri strategici degli anni ’60 del secolo scorso, è all’avanguardia.
Da qui l’uscita, parecchio spaccona, di Zelensky sulla sicurezza dei leader mondiali in arrivo a Mosca per le celebrazioni del nove maggio. Attenti, perché se un drone marino abbatte un Su 30, qualsiasi volo di rappresentanza può essere ad alto rischio. Il motivo per cui Putin voleva i tre giorni di tregua è chiaro. Teme per i suoi ospiti. Il che è comprensibile. Uno va in Russia per commemorare la vittoria patriottica e si ritrova incenerito dai patrioti ucraini che una volta entravano a Berlino con l’Armata Rossa. Tanto per, la Divisione ucraina di Zukhov fu la prima a raggiungere la cancelleria del Reich. Oggi i cacciatori di nazisti di allora, combattono Putin. Del resto tutta la ricostruzione della storia dell’Ucraina elaborata da Putin è piuttosto confusa. Fu Breznev a reintrodurre la parata del 9 maggio e Breznev era ucraino come il suo predecessore Crusciov. Breznev aveva voluto ripristinare la festa della vittoria per ricostruire i rapporti con gli Stati Uniti. Breznev mostrò tanto realismo politico da lanciare la distensione. Putin quando nel 2005 celebrò un nove maggio con tutti i leader mondiali, da Bush, a Chirac, a Berlusconi, si avvalse della politica di Breznev. Adesso, se gli va bene si ritroverà accanto il presidente Lula, su cui è meglio stendere un velo pietoso, e forse il suo padrone Xi Jin Ping, a cui la Russia deve la sopravvivenza, più una serie di paria che vanno da Lukashenko, al presidente del Kazakistan, al dittatore del Venezuela. Con tale compagnia, Putin farebbe meglio a rinunziare al nove maggio esattamente come fece Stalin.
La vanagloria di Putin ha sofferto moltissimo nel vedere Zelensky in Vaticano. Peggio dell’accordo raggiunto sulle terre rare. Le sue ultime speranze si sono infrante. Zelensky, al centro di tutte le attenzioni, invece che disprezzato e Trump che credeva amico, che gli volge le spalle. Sul Cremlino è calato il cuneo d’ombra. Tutto merito delle scelte di Putin. Sta sempre a rivangare la storia del suo paese, senza mai impararne niente. Nel 2022 Galli della Loggia ripercorse i discorsi storici di Putin per constatare che non ci si era accorti del loro nazionalismo revanscista. L’occidente fece molto peggio di sottovalutare la minaccia. Gli consentì impunemente i massacri contro la popolazione cecena che sono all’origine della radicalizzazione islamica del nuovo millennio. Per quello che invece riguarda la personalità di Putin si sarebbe dovuto ascoltare Gianni Agnelli che pure di uomini se ne intendeva, L’Avvocato ebbe modo di ospitare Putin qualche giorno a casa sua e di lui disse che gli sembrò principalmente un culturista, Si interessava solo degli attrezzi in palestra.
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