C’è qualcosa di disperante nell’ascoltare il presidente del Consiglio avventurarsi su temi di cui appare completamente impreparata. Il rendimento del Btp a 10 anni è al 3,69%, sopra al 3,18% dello scorso dicembre. Se il rendimento è salito, come minimo significa che lo Stato deve offrire interessi più alti per convincere gli investitori a comprare i suoi titoli. Altro che più affidabili dei Bund tedeschi, che sono sotto il tre per cento. D’altra parte se il presidente del Consiglio avesse la compiacenza di vedere il rating delle varie agenzie internazionali si accorgerebbe che la differenza è tutta a vantaggio della Germania nei confronti dell’Italia. Dicendo l’esatto contrario, anche gli incompetenti hanno compreso che l’onorevole Meloni piglia fischi per fiaschi. Il buon Giorgetti non è riuscito a celare un gesto di disappunto e di sicuro privo di qualsiasi malizia. Era ministro di Mario Draghi, ora si ritrova ministro di Giorgia Meloni. Merita piena solidarietà.
L’Italia, a voler essere accomodanti, è in una situazione tutt’altro che felice. La Bce continua ad abbassare i tassi di interesse, tanto che tutti i titoli di Stato dell’Eurozona sono scesi. Poi c’è la recessione tedesca. Questa consente di sperare in politiche più espansive, magari capaci di stimolare la crescita. Tuttavia il rendimento dei titoli italiani è superiore a quello di tutti gli altri paesi dell’Eurozona, inclusa la Grecia al 3,43 per cento. Le emissioni di Btp hanno ottenuto richieste record incassate dal Tesoro! Complimenti. Questo si traduce nell’aumento degli interessi da pagare sul debito da parte dello Stato. C’è poco di che far festa, considerato un debito pubblico già degno dell’appetito di Gargantua e Pantagruele. Presi da buona volontà si potrebbe anche dire, il governo fa quello che può, male magari, come è avvenuto di solito. Questo, se il presidente del Consiglio in aula avesse rivendicato il massimo impegno nel voler fronteggiare una situazione delicata e difficile quale l’attuale. Al contrario, l’onorevole Meloni ha gettato il cuore oltre l’ostacolo. Non sapeva proprio di cosa stesse parlando, al punto di pensare che il suo governo sia più affidabile di quello tedesco. Lo è meno di quello greco.
Come è possibile che il presidente del Consiglio, che pure possiede una qualche destrezza parlamentare, si sia trovata tanto esposta e proprio su un tema di cui non ha la sufficiente contezza per padroneggiarlo? Siamo tornati alla celebre zucchina di mare. L’unica spiegazione che si può dare è che oramai l’onorevole Meloni sente mancarsi il terreno sotto i piedi. Già ha perso il contatto con il gruppo di testa dell’Unione europea ed è costretta a spiegare a Taiani perché non frequenta i vertici internazionali in prima persona. Poi deve percepire che il ciclone Trump, sui cui sperava di appoggiarsi, è completamente incontrollabile. Infine, dopo il suo question time sulla situazione economica, qualcuno deve averle fatto vedere la ricevuta della spesa domestica. Disperata, l’onorevole Meloni, si è aggrappata allo spread, cioè qualcosa che lei stessa ha detto di non ritenere appropriato per indicare la salute di una nazione. Deve essere allergica allo spread dalla crisi del 2011. La cosa sarebbe potuta passare in cavalleria se il capo del governo sapesse di cosa parla. Non lo sa.
galleria della presidenza del consiglio dei ministri







