In Italia, da anni assistiamo a un fenomeno sempre più diffuso e drammatico: la nomina di figure inadeguate in ruoli di grande responsabilità, non per merito o competenza, ma per appartenenza politica o relazioni personali. Questo sistema clientelare ha preso il sopravvento nei settori chiave della vita pubblica: dalla sanità alla pubblica amministrazione, fino alle società partecipate e agli enti locali. Le conseguenze sono devastanti: inefficienza, sprechi, sfiducia dei cittadini e, in alcuni casi, vite perse.
1. Sanità: il paradosso delle liste d’attesa
Uno degli esempi più lampanti dell’inefficienza causata da questa gestione scellerata è il sistema sanitario nazionale. In molte regioni italiane, le liste d’attesa per esami diagnostici o interventi chirurgici sono di mesi, se non anni. La conseguenza? Cittadini che muoiono prima ancora di ricevere una diagnosi, o che si vedono costretti a rivolgersi al privato, pagando di tasca propria ciò che dovrebbe essere garantito.
• Esempio concreto: in alcune ASL del Sud Italia, una risonanza magnetica può richiedere oltre 12 mesi di attesa. Nel frattempo, un tumore che poteva essere curato in fase iniziale diventa incurabile.
• E mentre mancano medici, infermieri e tecnici, gli organigrammi sono pieni di direttori, coordinatori, manager e consulenti, spesso nominati per motivi politici e non per esperienza gestionale.
2. Società partecipate: stipendi d’oro per risultati scadenti
Le società partecipate da enti pubblici sono un’altra zona grigia. In molti casi, servono più a distribuire poltrone che a erogare servizi efficienti. Le nomine vengono fatte su base fiduciaria, senza veri concorsi o criteri di merito.
• Esempio: aziende municipalizzate dei trasporti con bilanci in rosso cronico e mezzi fatiscenti, ma con dirigenti che percepiscono stipendi da manager di multinazionali. Il servizio al cittadino? Sempre peggiore.
3. Enti locali: burocrazia soffocata
Anche nei Comuni e nelle Regioni si assiste allo stesso schema: una dirigenza pletorica e poco competente, che rallenta ogni decisione, ogni progetto, ogni tentativo di cambiamento. I funzionari validi vengono isolati, mentre chi è “allineato” fa carriera, anche se non ha alcuna esperienza.
• In molti Comuni, i fondi del PNRR rischiano di non essere spesi per incapacità progettuale e gestionale: mancano persone competenti, ma anche la volontà politica di selezionarle.
4. Le cause e la rassegnazione diffusa
Questo sistema si regge su una logica di appartenenza, e non di servizio. Si sceglie chi è fedele, non chi è capace. Purtroppo, in Italia, questa deriva è ampiamente tollerata, se non accettata come “normale”. La rassegnazione è il carburante del decadimento.
5. Conclusione: serve una rivoluzione culturale
Non possiamo più permetterci di restare spettatori. Meritocrazia, trasparenza e responsabilità devono tornare al centro della vita pubblica. Non basta cambiare i politici: bisogna cambiare le regole e vigilare come cittadini. Ogni nomina pubblica deve essere motivata, tracciabile e verificabile.
Se non si inverte questa rotta, l’Italia continuerà a scivolare verso uno stato di inefficienza cronica, dove “tutti dirigono e nessuno rema”. E a farne le spese saranno, come sempre, i più deboli.
museo del Risorgimento mazziniano Genova






