n occasione della ricorrenza del referendum del 1946, il Capo dello Stato ha ricordato che la Costituzione affida “a ciascun cittadino, la responsabilità di concorrere alla coesione sociale del Paese”. Pochi giorni fa per la prima volta abbiamo letto l’augurio di morte rivolto alla figlia minorenne del presidente del Consiglio da parre di un insegnante. Un’ infamia ancora mai registrato nella vita repubblicana.
Il presidente Mattarella ha anche parlato della necessità da parte delle istituzioni di garantire “effettiva pienezza dei diritti, con servizi efficienti, legalità e sicurezza”, Questo dopo un dibattito parlamentare in cui le opposizioni hanno accusato il governo di fare peggio del ministro di Mussolini Alfredo Rocco.
La festa del due giugno dovrebbe essere un momento di coesione nazionale. Precedenti simili la deturpano completamente. In più si preparano dei referendum destinati a dividere ulteriormente l’opinione pubblica. Prima di questi vi saranno due manifestazioni distinte dell’opposizione sul medio oriente. Non solo si tratta di contestare la politica del governo, ma si crea un’ulteriore divisione, profonda anche fra i suoi avversari. Un due giugno più difficile di questo sarà difficile da ricordare.
La repubblica ha avuto un tessuto unitario fragile dal primo momento, in quanto le forze che avrebbero firmato la Costituzione esprimevano modelli politici troppo divergenti fra loro. E anche se il partito comunista italiano iniziò un percorso politico significativo non è mai più tornato al governo dopo l’esperienza del Cln, nemmeno quando contribuì in maniera determinante alla sconfitta del terrorismo.
Caduto il muro di Berlino. Il sistema maggioritario riaccese le divisioni politiche della società italiana ed appena si trovò un dialogo fra le principali forze che si erano alternate al governo con il nuovo sistema elettorale, non previsto dalla Costituzione che non consente un maggioritario pure, nacque un altro sconvolgimento.
Quale che possa essere il giudizio sulla storia della Repubblica italiana i partiti che hanno firmato la Costituzione sono oramai quasi completamente dissolti. Il partito di maggioranza relativa è affatto estraneo alla cultura antifascista che li aveva tenuti insieme per quanto conflittualmente. Se fu difficile la coesione nazionale allora, figurarsi oggi dove persino l’unità nazionale è minata da un eccessivo federalismo. Si contesta l’autonomia differenziata e meno male. Purtroppo non ci si rende conto di presidenti di Regione che addirittura avocano a loro stessi decisioni di politica estera, che pure spettano costituzionalmente ancora al solo governo.
Quando si tratterà di scrivere un programma politico di coalizione, c’è già chi ci pensa e si propone a farlo, quasi fosse questo il problema, ci si ricordi di convocare al tavolo i signori Governatori e magari anche qualche sindaco. Pesano più dei partiti a cui appartengono.
Collezione privata Currò






